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Covid Italia: oltre 50mila decessi, muore il 3,5% di chi si infetta

Ma per il Nord il problema è la settimana bianca. Boccia: «A Natale molti italiani non ci saranno più»

Ma per il Nord il problema è la settimana bianca. Boccia: «A Natale molti italiani non ci saranno più»

 A 10 mesi dall'inizio dell'emergenza Covid, l'Italia sfonda la soglia delle 50mila vittime. Non è una soglia psicologica, ma concretissima. Con i 630 di ieri (68 in più di domenica) attualmente i morti sono 50.453 su 1.431.795 connazionali contagiati da quando abbiamo iniziato a contarli, a febbraio. Più del 3,5% di chi contrae il morbo muore. Stavolta c'è però da consolarsi col boom di dimessi e guariti, oltre 31mila, e col crollo delle terapie intensive, aumentate di solo 9 ricoveri. Il numero assoluto dei nuovi contagi scende ancora: è quello il numero d’impatto, che fa più paura, il primo riportato. Ma calano anche i tamponi: 148.945 nelle ultime 24 ore, 40mila meno di ieri, quando erano a loro volta quasi 50mila in meno al giorno prima. Si sono dimezzati in due giorni: ne stanno facendo meno per non infrangere il sogno di un Natale in “giallo”, senza viaggi e spostamenti ma con negozi e ristoranti aperti e notti piu’ lunghe? A pensar male si fa peccato, ma si finisce per indovinare. Il rapporto positivi-test, comunque, sale al 15,3%. Meglio tenersi il dubbio, anche perché adesso il vero problema pare essere diventato quello della settimana bianca.

Come gli stabilimenti balneari d’estate ora si lamentano le stazioni sciistiche, che hanno appena appreso che non saranno interessate dall’allentamento della morsa anti Covid previsto per dicembre. Anche d’inverno il turismo, e relativo indotto, resta tra i settori più penalizzati dall’epidemia: per le regioni del Nord la montagna è come il mare in Sicilia, un core business che si aspetta tutto l’anno, e invocano un ripensamento del governo. Il problema non sono ovviamente gli impianti sciistici in sé, ma gli spostamenti di massa con mezzi pubblici e privati che provocherebbe. Tenere aperte stazioni e funivie equivarrebbe - di fatto - a un ok alle vacanze invernali, incompatibile - in teoria - con il contemporaneo no ai movimenti. Che sappiamo continuerà a regolare il periodo festivo, al di là dei dati dei prossimi bollettini. E’ una questione di logica, non di politica: diventerebbe non solo impossibile ma anche assurdo, a quel punto, evitare assembramenti su impianti e strutture ricettive. Ma davvero oggi c’è tutta questa gente che non vede l’ora di spendere tempo e soldi a Cortina e Courmayeur, o ansiosa di festeggiare l’anno in maxi cenoni e danze sfrenate con decine di invitati? 


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