Attualità Istruzione

Covid, scuola veicolo di contagio: lo dice la matematica

In Sicilia slittano di 7 giorni le superiori al 75%, tardivi i vaccini ai prof

  • L’ultimo bollettino Iss evidenzia, da gennaio, una lieve crescita di casi nelle fasce d’età 0-18 e 0-9 anni
  • https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/02-03-2021/1614672542-covid-scuola-veicolo-di-contagio-lo-dice-la-matematica-1-500.jpg
  • https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/02-03-2021/covid-scuola-veicolo-di-contagio-lo-dice-la-matematica-100.jpg
  • https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/02-03-2021/1614672542-covid-scuola-veicolo-di-contagio-lo-dice-la-matematica-1-280.jpg

 Ragusa - E’ la prima struttura che viene chiusa quando scoppia un nuovo focolaio, come successo in questi ultimi giorni a Scicli, Enna, Castell’Umberto nel messinese, a Villabate nel palermitano e pure a Salina, tra le Eolie. Solo per restare in Sicilia. Anche il Cts nazionale le considera da sempre gli istituti scolastici dei luoghi a rischio, come d’altronde ogni luogo d’aggregazione giovanile: non tanto per i ragazzi e ancor meno per i bambini – scarsamente soggetti a sviluppare i sintomi dell’infezione – quanto per i genitori e i nonni e in genere i familiari più anziani con cui sono destinati a entrare in contatto, per cui potrebbero insorgere al contrario complicanze. Per questo le statistiche non indicano la scuola come primo luogo del contagio: questo continua a svilupparsi anzitutto tra le mura domestiche, importato dall’esterno. Del resto non è un caso che gran parte di assembramenti e movide abbiano per protagonisti giovanissimi delle superiori e universitari.

Dopo le grane sugli elenchi nazionali e regionali, pubblici e privati, under e over 55, la campagna vaccinale è stata finalmente attivata per l’intero organico del comparto. Compresi i bidelli, gli insegnanti di sostegno e i tanti operatori esterni attivi in nidi d’infanzia, materne e primarie dove i piccoli non indossano la mascherina. Un’accelerata che forse servirà a gettare le basi per l’anno scolastico 2021-22: la stagione partita a singhiozzo si appresta ormai a chiudersi, fra poco più di tre mesi, con una didattica smozzicata tra distanza e presenza irrecuperabile, malgrado la buona volontà di tanti docenti, con due settimane aggiuntive a fine giugno. Se Roma delega ogni decisione a un monitoraggio locale indipendente dal colore generale, decidendo per la stretta solo nelle zone rosse, è proprio per il fondamentale ruolo formativo e sociale riconosciuto alle strutture educative, per le famiglie e il futuro del Paese, altrimenti sarebbero finite da principio a far compagnia a cinema, palestre e piscine.

In Sicilia l’assessore Roberto Lagalla aveva autorizzato i presidi di licei e istituti tecnici a incrementare le lezioni in classe al 75%, a partire da questa settimana, ma sono state le stesse prefetture a rinviare tutto di 7 giorni: nonostante i 18 milioni di euro stanziati dal governo, i trasporti urbani ed extraurbani siciliani - dove la capienza massima resta al 50% - non sono ancora pronti. "L'Rt è salito dove le scuole hanno riaperto, lo dice la letteratura scientifica" dice dal Veneto Zaia. Tra gli eminenti ma discordanti pareri di queste ore quello - aritmetico - del matematico del Cnr Giovanni Sebastiani analizza il rapporto fra la riapertura delle scuole post natalizia e l’aumento delle terapie intensive: “L’aumento percentuale dei ricoveri in una settimana diminuisce in modo lineare al ritardare dell’inizio dell’attività didattica - dice -. Il risultato fornisce una chiara evidenza a supporto dell’ipotesi che l’attività didattica in presenza stia veicolando l’attuale aumento della diffusione del Coronavirus nel nostro Paese”. E l’attuale ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sembra fare meno ostruzionismo alla serrata rispetto alla ex Azzolina.


© Riproduzione riservata
https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1618911747-3-minauda.jpg