Attualità L’intervista

Da Milano a Santa Maria del Focallo, Fabio Santa Maria: «Amo gli estremi»

Lo scrittore e animatore culturale parla del suo nuovo libro a Ragusanews

 Ispica - Fabio Santa Maria, classe 1969, ne ha girati di posti prima di decidere, qualche anno fa, di trasferirsi in una casuzza dell’ispicese, a Santa Maria del Focallo per l’esattezza, e il richiamo al suo cognome pare sia una pura casualità. Qui ha fatto volontariato per un breve periodo presso una fondazione tedesca per la protezione dei pantani e degli uccelli migratori e presso il Centro del Riuso di Ragusa. Poi con la compagna ha ideato il progetto “Libri e Letture Vagabonde”: ricevono in dono libri usati da tutta Italia e li distribuiscono gratuitamente (in quei comuni che non hanno neppure una libreria) nei supermercati, nelle panetterie, camere del lavoro, o anche sulla strada con banchetti in strada nei comuni del ragusano che non hanno nemmeno una libreria. Prima aveva fondato Troglodita tribe, una S.p.a.f come la definisce: Società per azioni felici, un progetto di eco-editoria creativa di largo respiro. Ora è appena uscito il suo ultimo libro per GAEditori, Da Milano alla Sicilia. Trasferirsi al mare tra sole e spine (copertina in allegata), dove racconta appunto il suo "passaggio a Sud-Est". L’abbiamo intervistato.

Intanto, la sua compagna era d'accordo con la scelta?
È nata anche lei a Milano e ovviamente abbiamo deciso di trasferirci insieme, in perfetta sintonia. Ogni tanto viene qualche amico e parente a trovarci, e naturalmente apprezzano la scelta.

Cosa ha trovato qui, che non c’era a Milano?
All'inizio ho scelto la Sicilia per i soliti motivi, quelli più ovvi: il sole, un'estate lunghissima, il mare e una natura straordinaria, ma anche le città e i paesi che traboccano di arte e monumenti, dove riesci ancora a percepire la presenza delle tante diverse civiltà che l'hanno abitata e caratterizzata. Poi però, a convincermi del tutto, sono stati i forti contrasti che ho riscontrato. Ho capito che la Sicilia è fatta di opposti estremi, è una terra arida e rigogliosa, turistica e degradata, insultata e amata alla follia. Anche nella letteratura, per fare un esempio, ha dato nomi illustri e premi Nobel, ma è anche la regione dove si legge meno e, in effetti, ho trovato tanti comuni, anche di dieci ventimila abitanti, che non hanno neppure una libreria. Questa strana e inspiegabile “follia”, allora, è diventata una sfida. Riuscire a conviverci è un forte stimolo per cercare un equilibrio, per riuscire ad accettare quello che non posso cambiare, ma anche per riuscire a non rassegnarmi, cercando di agire senza giudicare, ad esempio con il volontariato.

Le manca qualcosa di Milano?
Di Milano mi manca certamente la grande diffusione di eventi culturali, mostre, presentazioni di libri che generano fermento e confronto continui, ma anche il fascino della metropoli cosmopolita e all’avanguardia dove incontri gente proveniente da tutto il mondo, dove la tua mente è costantemente stimolata ad aprirsi e a evolversi.

Cosa racconta nel libro?
Il titolo dice già molto sulla difficile ricerca di un equilibrio di cui accennavo. È un libro strutturato in una serie di frammenti, racconti, informazioni ed esperienze di vita quotidiana, una sorta di diario di bordo di un milanese che, rotolando allegramente verso sud, decide di trasferirsi in Sicilia, proprio sulla punta estrema sud orientale, proprio di fronte all'Africa. Al mare e al sole, certo, ma anche tra le spine di un desolante far west burocratico, sociale e sanitario. Viene così a comporsi (anche con l'aiuto degli autori e artisti siciliani citati, anche raccontando luoghi, colture e culture dell'isola) una sorta di divertente antiguida dalle sfumature ironiche, con la quale cerco di trovare un equilibrio e, soprattutto, di fornire una risposta ai tanti amici e conoscenti che continuano, ancora oggi, a chiedermi se ho trovato davvero il posto ideale per trasferirmi e cambiare vita. E allora, i caldi paesaggi a picco sul mare, la millenaria cultura, il clima quasi tropicale, le tartarughe che insistono a deporre le uova sulla spiaggia, lo straordinario e fatale street food e i tanti vantaggi economici causati dal basso costo della vita, sono inframmezzati dai ritardi, dalle mancate risposte, dalla devastante disoccupazione, ma anche dai creativi collage che riempiono le buche sulle strade e sulle vie senza nome, senza numeri civici e senza lampioni di alcune zone. Cerco di raccontare la Sicilia vista con gli occhi di un milanese che l'ha scelta per abitarci e non solo per trascorrerci le vacanze, che prova a viverla in tutti suoi intriganti chiaroscuri e in tutte le sue incredibili contraddizioni, un'isola che può essere certamente un paradiso sulla stessa latitudine della California, ma che può anche apparire come una sorta di sport estremo dove un'imbracatura, una cintura di sicurezza, una via d'uscita divengono essenziali per salvarsi la vita.

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Sul suo profilo riporta "non ho nessun datore di lavoro al di fuori di me": è in pensione, vive di rendita, oppure ha qualche altra attività?
La frase riportata sul profilo è certamente un po’ provocatoria. In realtà, sin da ragazzo, ho fatto mille lavori (anche in una software house), ma nel frattempo ho sempre scritto, perché scrivere è sempre stata la mia unica e vera passione. A Milano ho collaborato con una casa editrice come ghost writer e questo mi ha consentito di maturare una bella esperienza nel mondo dell'editoria. Oggi non ho altre attività, qui in Sicilia vivo, molto semplicemente, di ciò che scrivo e sono proprio contento che questo mio ultimo libro venga pubblicato da GAEditori, una casa editrice 100% siciliana che ha apprezzato il mio tentativo di raccontare la Sicilia con gli occhi di un milanese. Un po' perché è un modo per integrarmi sempre meglio anche nel mondo della cultura siciliana e un po' perché l'intento di questo libro è anche quello di stimolare e aprire il dialogo e il confronto tra chi, in Sicilia, ci vive perché si è trasferito, e quindi l'ha scelta, e chi, invece, ci è nato e, molto spesso, purtroppo, tende ad andarsene.


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