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Denise nel reality dei bimbi rapiti: il gioco delle buste con le vite umane

Abbiamo visto (e sentito) cose che anche i cyborg faticherebbero a credere: il programma russo è un crimine contro l’umanità

Denise nel reality dei bimbi rapiti: il gioco delle buste con le vite umane

 Ragusa - Ho dedicato una vita alle parole, a leggerne e a scriverne, ma riesco a trovarne solo una per descrivere ciò che andato in scena sul primo canale russo, ripreso ieri sera su Rai3 da Chi l’ha visto, a proposito di Denise Pitone: abominevole. Olesya Rostova o come si chiama - che ride in studio mentre si scatena il mercante in fiera per vedere chi ha la busta col dna giusto - è molto probabilmente solo una ingenua sprovveduta, che in cambio di soldi e popolarità ha seguito per filo e per segno quello i criminali autori di “Lasciali Parlare” le hanno detto di fare, ritrovandosi in una vicenda più grande di lei. Una figlia non cerca la madre come se fosse alla ruota della fortuna, ma chi è davvero e che fine farà non ce ne importa più nulla. Una nota va spesa invece per gli orchi a cui siamo finiti in pasto tutti: Giacomo Frattizza, Piera Maggio e noi spettatori che abbiamo dovuto assistere a una sordida messinscena. Con tanto di imbarazzanti scuse private del conduttore, a luci spente, a cui qualcuno deve aver detto, tirato il sipario, che la puntata era finita e si poteva tornare sul pianeta Terra. Orchi, che tendono la corda del dolore per raggiungere quel tot di share che serve per vendere meglio gli spot tra una lacrima e un video d’epoca. Che usano la disperazione altrui come sperma, per fecondare l’ovulo dell’industria.

Neanche nella fantasia più scabrosa di un infame Truman Show sarebbe andato in onda tanto:  i concorrenti in lizza sono presunte sorelle e madri, “pretendenti” in collegamento con lo studio in attesa dell’apertura di “buste” con dentro le analisi del sangue, scoperchiate come un pacco di “Affari tuoi”. In confronto Barbara d’Urso è Piero Angela e “Pomeriggio 5” Superquark. A un certo punto l’avvocato Frattizza s’è accorto che il tutto per tutto non era più sostenibile, che non era vero che non c’era nulla da perdere a partecipare a un ignobile programma splatter pur di togliersi lo scrupolo e, calato nell’inimmaginabile ruolo di un pokerista, andare a vedere il punto. C’era ancora la dignità da perdere: sua, della propria assistita (che continua il suo sobrio e decoroso distacco dalla tv) e della piccola Denise. Ma i minuti, le ore devono scorrere e l’agognato responso sull’identità dell’ “ignoto” – in possesso da settimane, al di là della fiction inscenata – viene rimandato all’infinito: gli spettatori stanno crescendo, si deve tirare l’audience sino al prossimo blocco pubblicitario. Ma in quale razza di ghetto umano vivono a Mosca? A quale inquinata fonte abbevera le sue serate il pubblico russo?

E’ con questa spazzatura annienta-valori in prime time che Putin ha edificato la sua dittatura? In quale torbido brodo si agita la civiltà e la cultura di questo popolo che vantava il gotha della letteratura mondiale, a quale pozzo inesplorato di barbarie tocca attingere per spingersi a fare un quiz di una tragedia, per ridurre la ricerca di una bambina a un’estrazione del lotto? Certo anche Chi l’ha visto c’ha messo del suo, credendo e inseguendo per una settimana la segnalazione di un’infermiera che con la parabola guarda le sue trasmissioni in patria, salvo poi alzare le braccia ricordando che avevano premesso fin dall’inizio che tutto sarebbe facilmente finito in un buco nell’acqua. Anche dopo abbiamo visto cose che pure i cyborg faticherebbero a immaginare, come il misterioso “contattatore” di ragazzine perdute, che andrebbe intervistato dai pm anziché da giornalisti compiacenti, che si prestano al gioco parlando al telefono una sedicente scomparsa, che risponde balbettando monosillabi. La situazione sta gravemente sfuggendo di mano a Federica Sciarelli, che riesce ormai a malapena col suo contegno a mantenere la storica trasmissione nei suoi binari, deragliando pericolosamente verso il cambio di canale. Anche perché ormai vanno in giro tutti con la mascherina, e di visi da riconoscere in strada non ce ne sono.


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