Attualità Messina

Dopo la commissaria Schilirò sanzioni in arrivo anche al giudice Giorgianni

Le dimissioni scatteranno dal 2022, ma contro il magistrato Csm e ministero potrebbero adottare prima ulteriori provvedimenti disciplinari

Dopo la commissaria Schilirò sanzioni in arrivo anche al giudice Giorgianni

 Messina - Sai che fatica per Angelo Giorgianni lasciare la toga a 67 anni suonati, quando potrebbe stare in pensione già da un pezzo e fare finalmente posto alle nuove generazioni. Dopo il vicequestore catanese Nunzia Schilirò, un altro alto “rappresentante” delle istituzioni si gioca la faccia e la carriera per dire no al green pass e prepararsi probabilmente a fare il salto della quaglia in politica, con la destra, alle prossime elezioni. Anche Giorgianni - già sottosegretario all’Interno durante l’esecutivo Prodi, nonché senatore tra il 1996 e il 2001 - era sul palco il 9 ottobre, in piazza del Popolo a Roma, ad arringare la folla di invasati che poco dopo avrebbe assaltato la sede della Cgil e l’ospedale Umberto I, vandalizzando la capitale e ferendo le forze dell’ordine. “Oggi il popolo sovrano ha dato il preavviso di sfratto a coloro che occupano abusivamente i palazzi del potere, per loro vogliamo una nuova Norimberga” ha esclamato.

Anche se mediaticamente meno avvincente della poliziotta catanese, il caso del giudice è istituzionalmente assai più grave: era lì accanto al leader di Forza Nuova Giuliano Castellino (insieme, nella foto e nel video), come se il suo ruolo fosse una ragione in più per inveire contro il governo. Giorgianni è una specie del degradato generale Antonio Pappalardo, che almeno era già in pensione: lui invece è ancora regolarmente in servizio alla corte d’Appello di Messina perché - al di là delle dimissioni platealmente sbandierate al microfono (“a coloro che dicono che la mia posizione è incompatibile con il popolo dico: io tra voi e il popolo scelgo il popolo sovrano e lascio la toga”) - l’uscita dal lavoro è un iter complesso, che passa anche dal Csm e dal ministero della Giustizia.

Gli stessi organi che per mesi e mesi non hanno preso la minima iniziativa nei confronti del magistrato, mentre emetteva sentenze in nome del popolo italiano e, contemporaneamente, urlava alla dittatura dello Stato. Il dossier Giorgianni, a differenza di quello Schilirò, è arrivato solo ora sul tavolo del Consiglio superiore della magistratura: si è dovuti arrivare a tanto perché la Guardasigilli Giustizia Marta Cartabia s’accorgesse finalmente che quello era un suo (e nostro) dipendente e chiedesse all’ispettorato accertamenti  “urgenti”, quando da oltre un anno fa opera di eversione. Non a casa sua ma sui palchi delle manifestazioni no vax e no green pass, sui suoi profili social pubblici, alla Camera dei deputati (dove ha presentato un libro complottista Strage di stato-le verità nascoste della Covid 19, con la discutibile prefazione del pm Nicola Gratteri). S’è rivolto perfino alla Corte internazionale dell’Aia per denunciare il governo italiano per crimini contro l’umanità e la pandemia come “uno strumento di ingegneria sociale”. Perché hanno aspettato tutto questo tempo per intervenire lo sanno solo nei Palazzi romani.

Fonti del Csm fanno sapere che, comunque, la richiesta di collocamento a riposo che ha effettivamente presentato decorrerebbe solo da gennaio 2022. La differenza col caso Schilirò è sostanziale: qui è stato lo stesso uomo delle istituzioni a farsi fuori da solo, senza attendere l’onta della sospensione. Alla sua età, ha preferito giocare d’anticipo. Stamattina è arrivata anche la condanna dell’Anm: “Si può anche esprimere un’opinione che sia contro il green pass, ma ci sono espressioni che superano il senso di equilibrio e di sobrietà - dice il presidente, Giuseppe Santalucia -. Ce ne sono di non necessarie, con un fortissima carica di suggestione, che possono creare molta inquietudine e sconcerto soprattutto se provengono da un magistrato come sta già avvenendo. Non so cosa farà la procura generale della Cassazione. Per quanto riguarda i provvedimenti dell’associazione, il nostro collegio dei probiviri ha una sua autonomia, vedremo quali saranno le loro determinazioni”.


© Riproduzione riservata