Attualità Primo Maggio

Fedez, la Rai e i sindacati che non contano più neanche a casa loro

L’assenza totale di reazione da parte dei “titolari” del Concertone, specchio della loro irrilevanza politica e sociale

Fedez, la Rai e i sindacati che non contano più neanche a casa loro

 Roma - Nel putiferio scatenato da Fedez al Primo Maggio colpisce l’assordante silenzio dei confederali, che sono gli organizzatori del Concertone. Sono Cgil, Cisl e Uil i “titolari” ufficiali dell’evento, non la Rai che semplicemente manda in onda uno show che, altrimenti, si terrebbe comunque, oggi più che mai con tutti i canali social a disposizione. I musicisti ormai partecipano gratuitamente e i quattro spicci messi dal servizio pubblico, se vuole Fedez li fa in mezza giornata con due post sui social. Con i 49 milioni rubati agli italiani la Lega è davvero l’ultima forza politica che può permettersi di fare i conti in tasca agli altri.

Ma mentre artisti e politici si accapigliano, da Landini & Co. c’è il silenzio assoluto: non si riesce a trovare una dichiarazione da parte dei sindacati su quanto accaduto, segno che davvero ormai non contano più nulla. Neanche a casa loro. Certo sarebbe stato bello ascoltare qualche parola anche sull’abolizione dello statuto dei lavoratori e dell’art.18, che da quasi 10 anni ha avviato una disgregazione sociale e un progressivo abbassamento dei diritti e del livello culturale di questo paese, che si cerca di rattoppare ora inserendo (sacrosante) aggravanti nel codice penale. Ne esistono per mafia, razzismo, crudeltà e futili motivi: non si capisce onestamente perché debba sollevare tante polemiche anche la loro introduzione per l’omofobia.

Il Primo Maggio, festa del Lavoro, è sempre stato un appuntamento politico della sinistra. In tutto il mondo. Non è un talk show con il contraddittorio, se non piace basta cambiare canale. Il problema è che oggi la sinistra è incarnata da un cantante, non ha più una rappresentanza politica: né in Parlamento, dove siedono burocrati alla Enrico Letta totalmente sganciati dai problemi reali dei cittadini; e a quanto pare neanche nelle piazze, dove sindacati senza posizione vengono scavalcati dalla telefonata di un dirigente Rai. E’ bello che la musica si occupi di diritti. Lo sarebbe ancora di più se se ne occupasse anche chi viene pagato con i soldi delle tasse per farlo. Quelli sì, sono davvero soldi nostri. A fondo perduto.


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