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I posti letto fantasma a Ragusa e la morte di Gianni Molè

Trucchi e aggiustamenti sui dati dei posti letto? Viaggio nella gestione sanitaria in provincia di Ragusa

I posti letto fantasma a Ragusa e la morte di Gianni Molè

Ragusa - La nuova bufera che sta per abbattersi sulla sanità siciliana per la gestione della pandemia, non risparmia neanche la provincia di Ragusa dove scoppia la questione dei posti letto fantasma.
E dove la morte del giornalista Gianni Molè diventa il casus irrisolto che potrebbe svelare tante cose.
Ma, andiamo per ordine.

Questa è la settimana delle ispezioni dei Nas, i carabinieri invocati dall`Assessore Razza al fine di accertare l'esatto numero di posti letto di terapia intensiva attualmente attivi nelle strutture ospedaliere della Regione e la loro rispondenza agli impegni assunti da ciascuna Azienda in sede di programmazione.
Aleggia la diffidenza sulla istituzione sanitaria alla luce delle clamorose rivelazioni fatte dal Dirigente Generale dell’Assessorato siciliano, Mario la Rocca.
A togliere la mascherina stavolta dalla gestione sanitaria è Riccardo Spampinato, medico catanese e segretario generale del Cimo, il sindacato dei medici. I dati raccolti dal Cimo evidenziano la fragilità del sistema sanitario e mettono in evidenza molte anomalie.
Ma quale sono tali anomalie?
Esse sono forse riconducibili alle dichiarazioni del super burocrate dell’assessorato alla salute, Mario La Rocca quando spinge sui numeri di letti in terapia intensiva e nei reparti ordinari da comunicare al Governo per evitare che la regione diventi zona rossa?
A Ragusa si scoprono i dati. Si sollevano dubbi. I dati corrispondono esattamente alla realtà?
Sulla piattaforma Gecos, la sala operativa virtuale creata dalla Protezione civile regionale, che collega tutte le strutture operative regionali, dove vengono comunicati da ciascuna azienda provinciale, i posti letto liberi risultano sempre maggiori rispetto ai ricoveri ma con la strana anomalia che i pazienti che sostano nelle aree grigie non vengono ricoverati in reparto.
Un esempio? A Ragusa oggi 22 novembre risultano 106 posti disponibili in malattie infettive a fronte di 71 pazienti ricoverati. Significa che ci sono altri 35 posti liberi. Domanda: Se ci sono 35 posti liberi, perchè allora 16 pazienti rimangono in zona grigia, cioè in quella zona cosiddetta intermedia dove il paziente non fa terapia ma rimane in attesa di un posto letto? Stessa situazione anche all’ospedale di Vittoria dove altri 16 pazienti rimangono in zona grigia. Un’area di sosta che può costare cara al malato Covid.

La morte di Gianni Molè poteva essere evitata?
La morte del giornalista Gianni Molè, su cui pende una denuncia alla Magistratura dei familiari, riporta il caso in evidenza. Molè, fu ricoverato per 4 giorni nell’area grigia dell’ospedale di Vittoria, non ancora Covid Hospital, in attesa di un posto letto nel reparto di malattie infettive prima e in rianimazione poi.
Risponde al vero che in quei giorni l’Asp comunicava posti Covid liberi all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa nella piattaforma Gecos, quella utilizzata dall’Assessorato? Risulta al vero che per Molè fu chiesto il trasferimento a Ragusa, in terapia Intensiva, nell’ospedale Covid, ma non si trovò il posto libero che pure l’Asp comunicava come esistente e libero all’Assessorato?
Risulta al vero che nei giorni di richiesta del posto letto in terapia intensiva (27 e 28 ottobre, ndr) al Paternò Arezzo, risultavano liberi due posti letto su sette?
Trucchetti, aggiustamenti, spinte a lavorare sempre più in fretta? Interrogativi ai quali la Magistratura darà certamente delle risposte.
“Fornire dati falsi sul virus sarebbe un reato molto grave" si era sentito subito in dovere di precisare il ministro della Salute, Roberto Speranza.
Sulla mappatura della situazione delle terapie intensive in provincia, il segretario regionale del sindacato, Riccardo Spampinato ammette:
“Si dichiarano 40 posti di terapia intensiva, ma in realtà di effettivamente attivati ne risultano 17 su 40. I dati di cui disponiamo sono frutto di verifiche fatte con i nostri rappresentanti che vivono nei reparti. A Vittoria 5 posti, a Modica 4 e a Ragusa 8 (12 posti di sub-intensiva), con 17 rianimatori a Ragusa, 10 a Vittoria e 8 a Modica, che continua a garantire anche le urgenze, il punto nascite e le altre attività chirurgiche.
“Aprire nuovi posti letto- ammette Spampinato- è un’operazione che richiede tempo e organizzazione. Non si improvvisa nulla. Un ospedale deve organizzare percorsi protetti veri, attrezzare respiratori, garantire l`ossigeno ad alta pressione, aumentare la capacità delle farmacie con stoccaggi importanti per adeguamento ad una maggiore utenza, ma soprattutto deve avere il personale. Non si risolve il problema facendo resistenza sui medici. E’ inaccettabile, inoltre, addossare la colpa ai medici che operano in regime di libera professione, stiamo parlando del il 3% dell’attività sanitaria, che tra l’altro non si fa in questo periodo se non per casi gravi. Un’altra palata di fango scaricata dal vertice regionale del Dipartimento sanità. Siamo la categoria che paga il prezzo più alto".
Di quali resistenze parla?
"Come li attivo i posti a letto se non ho anestesisti a sufficienza? Per ogni 10 posti letto, servono 8 anestesisti e 16 infermieri. La Regione chiedeva di operare in fretta, ma è un equivoco voluto questo, mi creda. Un posto in terapia intensiva non è solo un letto, ma strumentazioni e soprattutto personale sanitario, medici, infermieri, tecnici, in grado di usare le apparecchiature e curare i malati. Abbiamo terapia intensive senza pressione negativa, avendo riadattato sale operatorie destinate ad altro. Da qui bisognerà ripartire appena il virus lo consentirà".
A chi giova, secondo lei, questa manipolazione dei dati?
“Evitare alla Sicilia di andare in zona rossa, sarebbe stata la sconfitta della politica sanitaria di questo governo, preoccupato solo dalla quotidianità. Tutto ciò giova alla politica, ma non al cittadino. Una ammissione di fragilità da parte del Governo avrebbe aiutato il sistema, dove le deficienze organiche sono di 5 mila unità di personale. Non è con i contratti di co.co.co che si affrontano queste emergenze, ma con i concorsi. Mandare i medici rianimatori in reparto senza alcuna tutela è da imprudenti”.


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