"Una sedia di plastica al posto di una barella o di un lettino e lì per 15 ore"
di Gabriele Giannone
Ragusa – “Un forte dolore all’addome, un gonfiore al petto. Il primo consulto col medico curante ne prescrive il ricorso all’ospedale”.
E’ la testimonianza del figlio di una signora di 72 anni, ragusana, che viene trasferita al pronto soccorso dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa.
“Una volta registrata al Triage per lei comincia un calvario”, racconta il figlio.
“Una sedia di plastica al posto di una barella o di un lettino e lì per 15 ore. Dopo le prime 7 ore di attesa arriva il suo turno. Analisi del sangue e somministrazione di antidolorifico. Alle ore 8 del giorno seguente con l’addome ancora visibilmente gonfio e dolorante, mia madre veniva dimessa senza avere svolto nessun esame strumentale né tantomeno avere avuta una diagnosi”, secondo il racconto del figlio.
“Torna a casa, ma il dolore al petto è sempre più consistente e dopo la visita del medico curante che ne prescrive una eco urgente all’addome, ritorniamo al pronto soccorso. Al triage la registrano nuovamente e ricomincia un altro calvario di ore di attesa, sempre sulla sedia. A quel punto mi metto alla ricerca di un centro privato per eseguire questo esame. Solo il giorno successivo riesco a trovare uno studio disponibile ad eseguire una ecografia. Le viene prescritta una gastroscopia. Tempi di attesa? Mesi. Ora, la mia riflessione che affido a Ragusanews è questa. Nessuno vuole intervenire su una problematica che riguarda la salute dei cittadini che dovrebbe essere garantita dall’Art.32 della Costituzione. Una struttura costruita da pochi anni presenta un accesso non facile e pericoloso perché dal parcheggio, distante 250 metri circa, non esiste un impianto di pubblica illuminazione e i familiari dei degenti nelle ore serali sono costretti a camminare al buio. Fate qualcosa per salvare i diritti dei cittadini e soprattutto delle persone in difficoltà per la salute o per l’avanzata età”.
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