Attualità Il molo della discordia

Immigrazione: il nuovo piano Piantedosi e Pozzallo, porto conteso

Il futuro del molo ragusano, simbolo del prossimo terreno di scontro istituzionale. Il sindaco Ammatuna: “Un giorno la storia giudicherà”

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 Pozzallo - Al primo Consiglio dei ministri utile arriverà un «pacchetto Piantedosi» su immigrazione e non solo: i tecnici del Viminale sono al lavoro, i numeri per l’approvazione non mancano e il disegno normativo ha già avuto le prime linee guida ufficiali. L’emergenza sbarchi del resto è evidente: un migliaio di arrivi negli ultimi 3 giorni, mentre altri 800 migranti attendono ancora di sbarcare sulle coste siciliane a bordo di 3 diverse navi Ong. Due delle quali - Ocean Viking e Humanity 1 - già stoppate con una direttiva del ministro dell’Interno appena insediato, perché terrebbero una condotta «non in linea con lo spirito delle norme europee e italiane in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale». L’avviso di Matteo Piantedosi, alle varie forze dell’ordine in mare, è esplicito: niente ingresso in acque territoriali. Bisogna però fare i conti con i tanti barchini e carrette non riconducibili a una nazione o una ong, come gli ultimi approdati, che riescono comunque ad avvicinare la riva spesso in modalità "fantasma".

Pozzallo è tra i porti di “place of safety” più utilizzati ultimamente per lo sbarco dei migranti, perché nel comune ragusano è presente uno degli ultimi 4 hotspot rimasti in Italia per l’identificazione degli stranieri allo sbarco insieme a Lampedusa, Trapani e Taranto. Inutile dire che è destinato a diventare terreno di scontro tra le organizzazioni umanitarie di volontari, pronte a forzare ogni divieto pur di non far morire le persone raccolte a bordo, e il programma di Giorgia Meloni. La terza fase della missione Ue Sophia, con cui la neo premier ha ammantato il cavallo di battaglia del blocco navale e che prevedeva lo sbarramento delle partenze in barcone dal Nord Africa, non è stata mai attuata da Bruxelles perché nel Canale di Sicilia non si è ancora raggiunta la fase due, che la presuppone: quella della stabilizzazione - anche politica - dei flussi del Mediterraneo, che il nuovo governo vuole saltare a piè pari.

Sophia prevede sì una sorta di “blocco” ma contemporaneamente la presenza di unità navali europee in acque territoriali nazionali, libiche innanzitutto, e per attuarla non basta un decreto di Piantedosi ma serve l’ok della Libia e una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu. Dunque il molo pozzallese diventerà certamente oggetto del contendere nel braccio di ferro tra le due parti. L’esecutivo è ancora troppo giovane per arrivare subito ai ferri corti, con la crisi economica interna e la questione ucraina alle porte, ma presto o tardi sulle misure anti migratorie della maggioranza sarà costretta a prendere posizione direttamente l’Unione europea. Anche perché le azioni di politica dell’immigrazione riguardano pure le Infrastrutture, che non a caso sono finite in mano a Matteo Salvini: ora pare tutto preso dal Ponte sullo Stretto ma al momento giusto tornerà a spaziare sul fronte migratorio, quando ci sarà da disporre di un porto per i naufraghi al largo.

Già è tornato a ribadire il pugno di ferro contro questa gente stremata, tra cui bambini e neonati: "Torneremo a far rispettare leggi e confini". Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, è già in trincea: “Questo tipo di dichiarazioni non possono che determinare in un sindaco di una città di frontiera grandissime preoccupazioni, come se tutti questi anni fossero passati invano - ha detto qualche giorno fa l'ex medico -. Il mio timore è che si ritorni a un passato che speravo ormai archiviato, a una condizione di caos". Ammatuna teme di rivedere le "navi bloccate in rada per giorni, con elicotteri e ambulanze a fare la spola per evacuare in emergenza i casi medici più urgenti", gli "ordini improvvisi di sbarco in un clima di assoluto disordine", i "presunti accordi internazionali per la ricollocazione con i migranti per settimane bloccati negli hotspot e il rischio di disordini nel territorio. Speravo che finita la campagna elettorale non si parlasse più in questi termini e ci fosse, al contrario, un approccio diverso che richiede un'assunzione di responsabilità collettiva”.

“Qui tutti i giorni abbiamo sbarchi - ha aggiunto -, senza che i giornali ne parlino. È un fenomeno ormai dimenticato". Non dalla destra, per cui è invece causa d’ogni male: "Ho apprezzato Piantedosi quando era capo di gabinetto di Salvini, ma le sue prime mosse da ministro mi lasciano perplesso – ha affermato Ammatuna -. Occorre un approccio più umano, tenere a mente che si tratta di essere umani e non di numeri di vuote statistiche. Il muro contro muro non porta a nulla. Attaccare chi salva vite in mare mettendo a rischio la propria è impensabile. Occorrerebbe, invece, potenziare le politiche di accoglienza e il soccorso in mare, organizzare corridoi umanitari per vie di accesso sicure e legali Alle ong bisognerebbe dire solo grazie. Un giorno la storia saprà dare un giudizio più corretto. Tra vent'anni ci guarderemo indietro e inorridiremo: si condanna chi salva vite e si sostiene chi le minaccia". 


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