di Redazione

Ormai tutto il mondo conosce il volto sfregiato del signor Berlusconi, Presidente del Consiglio dei ministri di un paese democratico che una volta si chiamava Italia. Sapevamo tutto di lui. Delle sue cerette, dei suoi trapianti, delle sue prostate, dei suoi allegri bagordi consumati in ville hollywoodiane in compagnia di protagonisti, più o meno importanti e conosciuti, della politica internazionale. Mai, però, avevamo visto il suo naso rotto, il sangue sul suo volto sfregiato, lo sguardo perso e quella domanda, la più drammatica, la più angosciante, sulle sue labbra colpite: “Perché mi odiano?”
La “Sinistra”, codarda, inneggia, santifica il gesto di uno squilibrato la cui mano fu innescata dalla stessa rabbia del Presidente, dalla stessa sete di vendetta dell’Opposizione.
Oggi l’Italia si presenta sul palcoscenico del mondo con quest’immagine ferita, con questo scenario sudamericano che nulla potrà cancellare.
Il vero dramma non lo vive il signor Berlusconi. Il vero dramma lo sta vivendo proprio l’Opposizione.
Con le sue sciocche e vili intemperanze, tipiche di uno stato sfasciato e fascista, ha scritto la parola “fine” su un progetto di dialogo, su un’ipotesi d’intesa, su un ultimo tentativo di ricostruire l’unità già tanto minata del Paese, la “polis”.
La “Destra”, ferita ma non vinta, ritorna con più successo e forza a cavalcare l’opinione pubblica, a elaborare il dolore per trasformarlo in un’abile arma segreta, per commuovere, se ancora ne avesse bisogno, il tenero cuore dell’italiano medio che non sa sbarcare il lunario, che riceverà probabilmente come regalo di Natale una lettera di licenziamento, un avviso di cassa integrazione.
“Perché mi odiano?” Si domandava, subito dopo l’aggressione, il premier sconfitto dopo l’ennesima “oceanica” plaudente e in delirio.
Anche Mussolini, nell’ultimo periodo della sua vicenda esistenziale e politica si chiedeva dove avesse sbagliato.
Squilibrato o meno, Tartaglia ha, come tutti gli pseudo folli, conquistato la sua collocazione nella storia. Qualcuno domani forse lo celebrerà come un salvatore della patria, qualche altro come un pazzo inutile. Di sicuro il suo gesto ha messo a nudo vergogne, miserie, cupidigie e viltà.
Sono sicuro che il signor Berlusconi, continuerà anche dopo questa tristissima e malinconica avventura, ad arringare il suo popolo nell’identica maniera di qualche giorno fa, presentandosi, cioè, con spocchia, come l’”Uomo dagli attributi” (un tempo si diceva, con più rispetto e religiosità, l’”Uomo della provvidenza”), scelto e unto da un popolo stanco, anestetizzato nella coscienza e provato.
Però, una cosa è certa. Il suo cesarismo sfregiato rivela al mondo la debolezza della sua struttura intima, la scarsa consapevolezza dei suoi uomini, un carisma appannato e declinante.
Un duomo simbolico, l’oggetto contundente, per un uomo di Milano che ha cambiato Milano e non solo Milano.
Un segnale della Storia (che è quasi un’anticipazione di giudizio), forte, predittivo, sinistro.
Un Uomo Libero
Nella foto, Massimo Tartaglia, subito dopo l’aggressione al Premier
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