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La casa del siciliano che salvò centinaia di ebrei era del Trota FOTO

Calogero Marrone fuggì per aver rifiutato la tessera del partito fascista: della sua abitazione ormai diroccata Renzo Bossi, figlio di Umberto, voleva fare un museo

 Favara, Ag - Della casa di Calogero Marrone a Favara restano in piedi quattro pareti: solo una targa che sa di beffa, accanto a una porta murata, ricorda che lì visse l’eroe antifascista che dal suo ufficio anagrafe di Varese permise - attraverso documenti falsi - di salvare la vita a centinaia di ebrei, evitandogli la deportazione nei lager nazisti. “Giusto fra le Nazioni” per Israele, semisconosciuto nel paese agrigentino, dove la sua pericolante abitazione è stata in gran parte demolita in quanto pericolante.

Gli eredi, che non sono più proprietari dell’immobile dichiarato inagibile, non se ne sono mai occupati. Tra questi c’è anche Renzo Bossi detto “il Trota”, figlio dell’ex leader della Lega Nord Umberto, pronipote di Marrone da parte della madre Manuela. Secondo quanto rivela Il Fatto, nell’aprile del 2011 promise che avrebbe riacquistato la dimora per farne un museo alla memoria del nonno, ma il progetto non è mai andato in porto. A quasi 100 anni dalla fuga in Lombardia della famiglia Marrone (che vediamo nell’ultima foto allegata), della loro casa natale siciliana resta un rudere: e pensare che c’è pure un Istituto di ricerca intitolato al suo nome.

Il Comune favarese annuncia che gli dedicherà una piazza, mentre a Varese – dove scappo – ci sono già da tempo un murales e una via a ricordare il suo coraggio. Una spia informò i gerarchi del lavoro occulto del siciliano, per salvare le vite degli ebrei: questo gli costò la prigionia e la morte nel campo di concentramento tedesco di Dachau. Sull’Isola, invece, anche la strada che porta il suo nome a Palermo è stata bloccata per mesi da erbacce e rifiuti, che la rendevano impraticabile.  


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