Attualità Lo scenario

Lombardia e Piemonte verso zona arancione da venerdì: il punto in Sicilia

Prorogato l’arancio per Basilicata, Liguria e Umbria: l’Isola rischia di perdere il "giallo" prima del 3 dicembre

Prorogato l’arancione per Basilicata, Liguria e Umbria: l’Isola rischia di perdere il "giallo" prima del 3 dicembre

 Se il governatore lombardo Attilio Fontana dichiara addirittura che “dagli ultimi dati saremmo da zona gialla”, a quale colore dovrebbe essere destinata allora la Sicilia, che è ottava nella classifica regionale dei positivi, poco più di 56mila (320mila casi in meno della Lombardia), e perfino al 17esimo posto, su 21, nel numero di morti: 289, oltre 20.500 in meno dei lombardi. Se diventa gialla la Lombardia, il “focolaio nazionale” che da febbraio - quando sono iniziati i bollettini pomeridiani del contagio - stacca tutti in tutti i numeri, allora deve diventare gialla tutta la penisola. Questo direbbe il buon senso, ma a decidere del colore è soprattutto quell’indice di infezione Rt che cambia ogni giorno e sui cui è molto più complicato fare dei calcoli.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha prorogato ieri l’arancione per Basilicata, Liguria, Umbria fino al 3 dicembre, il giorno del nuovo Dpcm. Nel frattempo però ogni Regione, se i dati degu ultimi 14 giorni calano, può chiedere di cambiare fascia. È il caso della Lombardia e del Piemonte, che appunto dovrebbero passare a “zona arancione” da venerdì. “Noi – sostiene Fontana - da un punto di vista tecnico da 15 giorni saremmo entrati nella zona arancione, il Dpcm pretende però giustamente che bisogna confermare i dati per due settimane. Quindi dal 27 chiederemo di entrare nella zona arancione”, come si appresta a fare anche l’omologo piemontese. In Sicilia purtroppo sta pesando il recente caso della malagestione dei numeri dell'epidemia locale: il Ministero ha inviato gli ispettori per fare chiarezza. Molti focolai, pochi test, ospedali sotto pressione: se c'è il rischio che la zona gialla resti lontana anche questo weekend non è per i numeri assoluti citati prima, ma per l'apparato sanitario che è chiamato a gestirli e diluirli, di cui a Palazzo Chigi si fidano ancora poco.


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