di Ansa
PALERMO, 11 MAR Ennesimo colpo di scena nella
vicenda giudiziaria che vede protagonista Giuseppe Ferdico, noto
come il re dei detersivi, ex titolare di una catena di negozi di
prodotti per la casa con centinaia di dipendenti. La Cassazione
ha annullato con rinvio alla corte d’appello la sentenza di
secondo grado che lo condannava a 5 anni per intestazione
fittizia di beni. Annullata anche la condanna di Francesco
Montes, mentre per i due coimputati, Pietro Felice e Antonio
Scrima, che rispondevano di estorsione aggravata e in appello
avevano avuto 7 anni, l’annullamento ha riguardato solo la
circostanza aggravante dell’aver favorito la mafia. La Suprema
Corte ha dunque accolto la linea difensiva degli avvocati
Roberto Tricoli, Luigi Miceli e Giovanni Di Benedetto. Il
processo riguarda la gestione di alcuni negozi di Ferdico al
quale il patrimonio, stimato in circa 100 milioni di euro, è
stato confiscato in via definitiva. Nonostante la confisca
subita, secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe continuato ad
essere il dominus di una parte dei beni grazie alla complicità
di alcuni prestanome e dell’amministratore giudiziario Luigi
Miserendino che però in un separato processo era stato già
assolto. Ma questa è solo l’ultima delle vicende processuali a
carico dell’imprenditore. Accusato di concorso esterno in
associazione mafiosa venne assolto in primo grado, ma la
sentenza fu ribaltata in appello con la condanna a 9 anni e 4
mesi. La Cassazione annullò con rinvio alla Corte d’appello che
assolse nuovamente Ferdico. L’assoluzione è definitiva. I legali
del commerciante palermitano hanno ora proposto revocazione
contro la confisca del patrimonio. Una storia giudiziaria lunga
e complessa quella dell’imputato arrivato a processo dopo tre
richieste di archiviazione dei pm e l’imputazione coatta
disposta dal gup. Parallelamente al processo penale a carico
dell’imputato si è svolto il procedimento di prevenzione che ha
portato alla confisca del patrimonio. Per il tribunale c’erano
indizi che Ferdico fosse vicino alla mafia e che avesse
riciclato denaro di Cosa nostra. (ANSA).
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