Attualità L'intervista

Mazzei: “Trump come Sgarbi, ma lo show non finirà il 20 gennaio”

Lo studioso: “A Biden il compito di rimettere insieme i cocci di un Paese dilaniato”

Giacomo Mazzei

 Non era mai successo nella storia di quella che ama autocelebrarsi come la più grande, e addirittura antica, “democrazia” al mondo, che un presidente uscente s’impuntasse a non riconoscere la vittoria all’avversario, a quasi una settimana ormai dalla fine dello spoglio. Farneticando di brogli oltre ogni ragionevole evidenza. Purtroppo la bella democrazia americana - che, grazie alla sanità totalmente privata e a una forbice sociale spalancata dal razzismo, stacca tutti nella classifica mondiale dei contagi e decessi da Covid - sommando nella stessa figura i ruoli di guida dello Stato e del governo, manca come ogni repubblica presidenziale di una carica più alta che possa tirare le orecchie a un capriccioso parvenu della politica, arricchito e viziato. Come potrebbe fare ad esempio, da noi, Mattarella nei confronti di Conte. Siamo davanti all’impronosticabile scenario di un presidente che si rifiuta di deporre lo scettro davanti a una prova numerica schiacciante della sconfitta, non esitando a sovvertire le regole costituzionali di un Paese, lanciando cause giudiziarie in cui non credono nemmeno avvocati strapagati e senza scrupoli, e campagne di delegittimazione sostenute ormai solo dai fan più esaltati. E questo folle, Donald Trump, per un paio di mesi scarsi ha ancora in mano le redini del mondo. Chiediamo numi al dott. Giacomo Mazzei, specialista di rapporti atlantici, con una lunga esperienza di studio e insegnamento negli Stati Uniti, al College of William and Mary in Virginia e alla University of Maryland di Washington, e adesso alla Sapienza di Roma.  

Cosa succederà a gennaio, trascineranno Trump di peso fuori dalla casa Bianca come hanno fatto con Sgarbi in Parlamento? Sarebbe il degno finale di questa sceneggiata ma non andrà così. Trump sta soltanto prendendo tempo, alza la posta come ha spesso fatto durante la sua tormentata e frastornante presidenza, quattro anni che sembrano non finire mai. Forse in qualche modo sta negoziando la sua dipartita, inevitabile ora che i numeri parlano chiaro. Biden ha vinto, il risultato è certo. Le vie battute dagli avvocati di Trump sono senza uscita. Effettivamente è un po’ come se Sgarbi si fosse insediato al Quirinale.

Una mossa da showman quale è sempre stato, ma il gioco è bello quando dura poco: quando terminerà questa farsa che sta imbarazzando il mondo? Ci vorrà un altro mese prima che i risultati siano ufficializzati. Tecnicamente l’elezione presidenziale negli Stati Uniti è indiretta: i cittadini votano per una lista di “grandi elettori”, i membri del cosiddetto Collegio elettorale, che il 14 dicembre si riunirà, formalizzando l’elezione di Biden. Ma lo spettacolo continuerà fino a quando la carica di Trump decadrà il 20 gennaio, e poi chissà, magari anche dopo. Sempre che lo showman non passi guai con la giustizia, una volta persa l’immunità di cui ha goduto da inquilino della Casa Bianca.

Anche Netanyahu, Erdogan, Xi Jinping e il Papa si sono già congratulati con Joe Biden. Dei “Big” mancano solo Putin e Kim Jong-un: ma il popolo americano, anche quello di destra, non si vergogna un po’ a dare questo spettacolo agli occhi del pianeta? Molti si vergognano e anzi sono preoccupati, non gradiscono l’andazzo della politica estera americana negli ultimi quattro anni, e forse anche per questo hanno votato Biden. Ma tanti altri in fondo se ne infischiano di ciò che pensano gli altri abitanti della Terra. Gli Usa sono una superpotenza globale, una peculiare versione repubblicana di “impero”, che direttamente o indirettamente esercita da oltre 70 anni la propria egemonia. Non stupisce che gli americani si curino del giudizio altrui meno, ad esempio, di noi “provinciali” italiani. 

Tutto questo per garantirsi una nuova candidatura coi repubblicani tra 4 anni? È possibile, anzi, lo ha preannunciato proprio in queste ore. Ma poi è da vedere quello che succederà veramente, quando Trump non avrà più in mano le leve del potere. Forse continuerà ad avere un seguito ma, si sa, il potere logora chi non ce l’ha, ed è solo questione di tempo prima che i repubblicani lo mollino. Certo, potrebbe comunque presentarsi alle prossime elezioni per conto proprio, fondare un partito o, più probabilmente, una nuova rete televisiva, o tutti e due, dato che per lui sembra non esserci differenza tra le due cose. In Italia, del resto, qualcosa di simile è già successo, no? Eh sì, siamo provinciali ma spesso anticipiamo i tempi.

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La sceneggiata ha spiazzato tutti, pure Biden, cosa può fare nel frattempo il futuro presidente? Biden si sta organizzando, come normalmente avviene nella transizione tra un’amministrazione e l’altra, anche se Trump gli sta mettendo i bastoni tra le ruote, e questo non rientra nella norma. C’è da dire che non si tratta di una novità assoluta. Vent’anni fa, quando per oltre un mese l’esito delle elezioni restò in sospeso tra i contendenti di allora, Gore e Bush, la precedente amministrazione, quella di Clinton per intenderci, per un po’ rifiutò l’accesso ai fondi e ai locali solitamente riservati al team del presidente eletto ma non ancora insediatosi. Una curiosità: l’amministrazione Bush, una volta entrata alla Casa Bianca, dovette sostituire un centinaio di tastiere per computer da cui era stato strappato il tasto “W”. Sappiamo che il successore di Clinton si chiamava, appunto George W. Bush.

Esistono seri rischi di destabilizzazione, il passaggio di consegne potrebbe innescare guerriglie urbane? Speriamo di no, perché Trump, nella sua follia, gioca col fuoco. Non pochi dei suoi più accesi sostenitori sono armati fino ai denti e lui non si è fatto scrupoli in proposito. Ha scaldato gli animi di lunatici e facinorosi. Ma si tratta anche di ingenui. Lui pensa solo a sé stesso e, per quanto folle, ha ben presente il calco dei suoi interessi personali, non rischierà una guerra civile che può soltanto perdere. Insomma ne vedremo ancora di belle e brutte, ma non si arriverà a tanto. Sia chiaro, è comunque una magra consolazione, perché di danni Trump ne ha fatti e gli Stati Uniti sono oggi un paese molto diviso al proprio interno, costantemente sull’orlo di una crisi di nervi. Per Biden non sarà facile, per così dire, rimettere insieme i cocci.


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