di Ansa
AGRIGENTO, 22 LUG I cadaveri dei 9 dispersi del
naufragio dello scorso 30 giugno, verificatosi fra Lampedusa e
l’isolotto di Lampione, sono ancora in fondo al mare. Secondo
quanto venne accertato era però l’otto luglio dal robot
della Guardia costiera, un corpo era adagiato all’interno dello
scafo, mentre gli altri otto erano sul fondale adiacente. Da
allora, giorno in cui il relitto venne localizzato a 90 metri
di profondità dal robot sottomarino (Rov) in dotazione della
nave Dattilo della Guardia costiera, tutto è rimasto fermo. Per
recuperare i corpi dei migranti che hanno perso la vita, e che
erano stati appunto localizzati, servono i finanziamenti
necessari. Denaro che dovrebbe essere stanziato dal Governo che
dovrebbe anche dare l’autorizzazione al recupero. Ma al momento,
né a Lampedusa, né ad Agrigento ci sono informazioni in tal
senso. Da ambienti vicini alla Procura della Repubblica di
Agrigento si apprende che per reperire i fondi necessari si
starebbe interessando la Caritas.
Nella tragedia persero la vita sette donne, una delle quali
incinta di 2 mesi, e 46 furono invece i superstiti. La Procura
di Agrigento, con a capo Luigi Patronaggio, aprì immediatamente
un’inchiesta per il naufragio e per favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina. A coordinare il fascicolo anche
il sostituto Maria Barbara Cifalinò. Proprio il procuratore capo
volle che, con un robot, si procedesse alla ricerca dei corpi
dei dispersi e poi dispose nel momento in cui l’imbarcazione
fu localizzata che venissero realizzate delle foto e delle
videoriprese del relitto e dei corpi in modo da avere il maggior
numero di informazioni utili alle indagini. (ANSA).
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