Attualità L’intervista

Monterosso e Rizzi, il pres. del consiglio: “Ecco com'è andata davvero"

Giovanni D’Aquila a Ragusanews: “Ma quale scorta dei carabinieri, s’è trasformato da uccellino in leone”

Monterosso e Rizzi, il pres. del consiglio: “Ecco com'è andata davvero"

 Monterosso Almo – A un certo punto anche Giovanni D’Aquila, presidente del consiglio comunale (foto), ha perso la pazienza e s’è lasciato andare a “qualche commento ironico” durante la diretta Facebook di Enrico Rizzi dal centro del paese: è stato più forte di lui, non ce la faceva a continuare a leggere i commenti che auguravano il peggio agli abitanti che rappresenta, additati come mafiosi, delinquenti e omertosi. “Come no? Li mangiamo pure i cani!” ha provato a controbattere “amareggiato” dal clima di astio che l’animalista, suo malgrado, ha finito con lo spargere su tutta Monterosso dopo la vicenda del cane bastonato (perché il video è finto prima sui social che dai carabinieri?” chiede neanche troppo maliziosamente D’Angelo).

“Rizzi è una brava persona, fa il suo lavoro e gli chiedo scusa se anche io ho ecceduto”, prima di soccombere, sovrastato da migliaia di invettive dei suoi follower. Ma alla fine, tutto sommato, “è volata solo qualche parola di troppo”. Esattamente quando, mentre lui parlava calmo in piazza davanti a cento persone scarse, contemporaneamente su Fb si scatenava una ben più affollata gogna mediatica contro Monterosso: “Hanno cominciato ad attaccare la storia della nostra città, facendo di tutta l’erba un fascio - racconta D’Aquila -. Verso la fine del discorso e quando è rientrato in auto, è vero, è partita qualche parolaccia e me ne scuso io personalmente, ma parliamo di qualche persona” non di "un paese intero" come dice lui in un'altra diretta.

Insomma l’attivista avrebbe esagerato, “forse per acquistare un altro po’ di visibilità”, col risultato di aggravare ulteriormente l’immagine violenta del centro ragusano. “Monterosso è a difesa degli animali!” ribadisce D’Aquila. Non sarebbe il lodevole Rizzi quanto certi seguaci che si ritrova a rischiare, in alcune occasione, di fargli sfuggire di mano la situazione, esasperando gli animi ed esponendolo ad accoglienze poco amichevoli da parte di alcuni fumantini. La violenza verbale o ancor peggio fisica, lo ribadiamo con nettezza, va stroncata sul nascere senza se e senza ma.

Tuttavia “violenza” in senso stretto non c’è stata. “Rizzi è arrivato e ha tenuto il suo comizio senza problemi, usando toni pacati e concilianti - prosegue D’Aquila -, anzi ha chiesto pure scusa dell’astio che si reso conto di aver involontariamente sollevato verso il nostro paese. Poi, quando è risalito in macchina, dal cinguettare come un uccellino è tornato a ruggire anche lui come un leone, inventandosi la storia della scorta dei carabinieri: l’hanno semplicemente e gentilmente accompagnato per un tratto, perché non conosceva la strada”.


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