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05/11/2023 19:07

È morto Lanfranco Pace, giornalista ed ex leader di Potere Operaio

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Lanfranco Pace ha curato per anni «Il punto» per «Otto e mezzo», su La7; ha collaborato a lungo con Il Foglio, giornale che ha dato la notizia della sua morte, a 76 anni

di Redazione

È morto Lanfranco Pace, giornalista ed ex leader di Potere Operaio
È morto Lanfranco Pace, giornalista ed ex leader di Potere Operaio

È morto ieri a 76 anni il giornalista Lanfranco Pace, protagonista dei movimenti della sinistra extraparlamentare del post-68, ex leader di Potere Operaio. L’annuncio della sua scomparsa è stato dato dal quotidiano «Il Foglio», di cui è stato a lungo collaboratore. A lungo aveva anche lavorato per La7: nel 2008 era subentrato, per un periodo, a Giuliano Ferrara alla conduzione del programma televisivo «Otto e mezzo», con Ritanna Armeni; per la stessa trasmissione ha curato, per anni, il servizio d’apertura, chiamato «Il Punto».

Nato a Fagnano Alto (L’Aquila) il 1 gennaio 1947, Pace è stato sposato due volte: prima con Stefania Rossini, giornalista de «L’Espresso»; poi con Giovanna Botteri, giornalista della Rai, da cui poi si è separato. Lascia due figlie: la primogenita Sara e Giulia.

Pace aveva fatto parte del comitato studentesco alla Sapienza di Roma, nel 1968, entrando in contatto con Oreste Scalzone e Franco Piperno, i due fondatori di Potere Operaio. Pace fu in seguito uno dei dirigenti del movimento extraparlamentare e nella sua evoluzione successiva Autonomia operaia. Pace e Piperno – nella primavera del 1978, all’epoca del sequestro Moro – provarono a prendere contatti con i brigatisti rossi Valerio Morucci e Adriana Faranda, che tenevano prigioniero lo statista democristiano, nella speranza di salvare la vita del presidente della Democrazia Cristiana. Nel giugno 1979 Pace con Piperno, Paolo Virno e Lucio Castellano fondarono «Metropoli», rivista in dialogo critico con l’area dell’Autonomia operaia. Sul periodico apparve anche un fumetto sul rapimento Moro e sulle trattative avvenute per salvarlo, motivo per cui il giornale venne sequestrato. Nell’ambito del «Processo 7 aprile» (1979), nato dall’inchiesta del pubblico ministero della Procura di Padova Pietro Calogero tra i militanti e i simpatizzanti dell’Autonomia operaia imputati come presunti complici dei terroristi rossi, Calogero ordinò l’arresto, tra gli altri, di Toni Negri, Emilio Vesce, Oreste Scalzone e Pace, quest’ultimo accusato a causa dei contatti tenuti con Morucci e Faranda durante le trattative sul caso Moro e dopo la loro fuoriuscita dalle Br, di essere un fiancheggiatore del «partito armato». Da latitante si rifugiò in Francia, dove rimase per 25 anni, assieme all’altro leader di Potere Operaio Oreste Scalzone, grazie all’omonima dottrina del presidente François Mitterrand sui reati di natura politica, lavorando per il giornale «Libération». Nel 1990, seppur smentite le ipotesi del cosiddetto «teorema Calogero» e le imputazioni più gravi a suo carico, Pace venne condannato in via definitiva a 4 anni per associazione sovversiva (pena prescritta). Nel 1997 tornò in Italia e in seguito venne chiamato dall’allora direttore Giuliano Ferrara a scrivere su «Il Foglio».