di Ansa

PALERMO, 24 APR “Esiste una sorta di circuito
consolidato secondo il quale se si rientra nelle grazie della
preside si ha vita facile all’interno della scuola, altrimenti
si vivono ritorsioni che rendono all’interno del plesso la vita
molto difficile, come ad esempio quando ho denunciato unitamente
a una collega il non rispetto delle normative Covid a due
quotidiani online e subito dopo è stato indetto un collegio
docenti in urgenza in cui la preside stessa chiedeva a tutti i
docenti di smentire le nostre dichiarazioni sebbene io avessi
delle prove fatte di video e fotografie”.
Si apre così il verbale della docente della scuola Falcone dello
Zen che ha denunciato la gestione illegale dei progetti europei
da parte della preside Daniela Lo Verde, arrestata venerdì per
corruzione peculato. La denuncia ha dato poi il via alle
indagini che hanno svelato che la donna si appropriava del cibo
della mensa e degli iPad assegnati ai ragazzi e acquistati con i
fondi Ue.
Nell’esposto si descrive il clima che si respirava nella scuola,
per anni citata come modello di educazione alla legalità.
“Tutto questo creava nella scuola un clima di pressione a
seguito del quale nessuno dei docenti contrastava la preside
nelle sue decisioni”, ha raccontato l’insegnante ai carabinieri
e ai pm.
“Il mancato rispetto delle regole all’interno della scuola
Falcone è una cosa ricorrente che spazia dalle questioni
giornaliere come la gestione degli alunni e della didattica alla
gestione dei progetti finanziati dall’Unione Europea”, ha
raccontato
La professoressa, poi trasferita in un’altra scuola, ha
riferito, tra l’altro, che la dirigente visto che i ragazzi
disertavano i progetti europei e temeva di perdere i fondi
raccoglieva le firma ad attività concluse. (ANSA).
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