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Relazioni sentimentali a lavoro: 3 regole per i dipendenti

Come affrontare le complicazioni di un rapporto con un collega

Relazioni sentimentali a lavoro: 3 regole per i dipendenti

 Ragusa - Si fatica tanto a cercare lavoro, poi quando si ha la fortuna di trovarlo, spesso non si riesce più a fare altro: una volta che ti hanno assunto, si sentono in diritto di chiederti di tutto, anche di passare in fabbrica o in ufficio tutto il santo giorno. E così il luogo di lavoro, per chi ce l'ha, costituisce spesso la principale occasione di rapporti sociali ed interpersonali: molte persone trovano le amicizie in ambito lavorativo. E a volte anche l'anima gemella. Che succede se due colleghi si innamorano? In Italia non esistono leggi che vietano a un lavoratore di intrattenere relazioni sentimentali con un collega, possono esserci però delle particolari policy aziendali. Al di là dello specifico ambiente professionale, ci sono 3 regole base per i dipendenti, da osservare per evitare ripercussioni e tutelare amore e carriera.

Non ridurre il livello di produttività. Avere nella stessa stanza o reparto il proprio partner può rappresentare un’occasione di distrazione e, di conseguenza, un calo di risultati. Nel nostro ordinamento, se il dipendente produce delle performance ampiamente inferiori rispetto a ciò che è lecito attendersi, può essere destinatario di una lettera di richiamo per scarso rendimento. Alla terza scatta il licenziamento.  

Non fare favoritismi. Se il rapporto affettivo è tra colleghi di diverso livello gerarchico, non è raro purtroppo che il soggetto col ruolo più elevato ne utilizzi il potere per agevolare il partner a danno degli altri colleghi, specie nelle aziende private, dove non scala il vertice per concorso. La scorrettezza è talmente marchiana che non necessita di “prove” difficilmente argomentabili: l’unica è che malumori e discordie, che non tarderanno a compromettere il lavoro del resto del personale, arrivino all’orecchio di qualcuno ancora più alto in grado (e più corretto), che a quel punto può decidere per un provvedimento disciplinare: la sospensione o – se si tratta di una figura dirigenziale – anche il licenzamento in tronco. Salvo poi affrontare la causa che, molto probabilmente, gli farà l’ex dipendente.

Non insistere se non si è corrisposti. Va da se che tutto questo è valido se la “relazione” è tale, cioè consensuale e non monodirezionale, da parte di un collega invaghito e non corrisposto. In questi casi occorre desistere immediatamente da avances e tentativi di seduzione, se non si vuole rischiare una denuncia alle autorità giudiziarie per molestie sul luogo di lavoro.  A quel punto l’apertura di un procedimento disciplinare da parte del datore di lavoro è il minimo: anche qui, all’esito dell’accertamento dei fatti o delle risultanze di un eventuale procedimento giudiziario, può scattare il licenziamento.


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