Attualità Il futuro del governo

Renzi si fa fuori da solo. E adesso? Le 3 ipotesi

Il leader di Italia Viva apre una crisi al buio: a Conte restano due chance per non tornare alle urne

Il leader di Italia Viva apre una crisi al buio: a Conte restano due chance per non tornare alle urne

Roma - #Renzivergogna secondo hashtag trend topic su Twitter per tutta la notte. Salvini e Meloni si dicono pronti a subentrare a Palazzo Chigi, ma in realtà neanche loro s’aspettavano che il leader dell’Italia più morta che Viva potesse arrivare a tanto per costringerci a regalargli un altro titolo. Del resto, s’era spinto ormai troppo avanti nello scontro per fare dietrofront. Una volta sostituite le due ministre ritirate dall’esecutivo, si aprono quattro scenari.

La prima ipotesi è il Conte Ter, con un’altra maggioranza, pescando tra forzisti “responsabili” alla Angelino Alfano, nel Gruppo Misto o tra eventuali senatori dissidenti della stessa Iv. Un reincarico per arrivare almeno al semestre bianco di agosto, ponendo la fiducia sul Recovery Plan. Ma dopo aver parlato con Mattarella, il premier ha riferito che "il governo può andare avanti solo con il sostegno di tutte le forze di maggioranza", chiudendo quindi a travasi dal centrodestra. 
La seconda ipotesi è continuare con la stessa maggioranza ma un premier diverso, che forse è ciò a cui punta Renzi nel suo esasperato personalismo. Il capo dello Stato darebbe quindi l'incarico a un’altra persona, magari Mario Draghi, che gode di un rispetto trasversale. In questo caso si tratterebbe di un governo istituzionale. 
La terza e ultima ipotesi è il voto anticipato, una sciagura sanitaria con la terza ondata alle porte, che a quel punto farebbe dimettere il Cts.  Ce n’è una quarta: che Renzi abbia scherzato, e continui a votare ogni provvedimento. Tenendo ancora più in scacco la legislatura, dall’alto del suo 3% scarso di consensi. Ormai la sua testa è imprevedibile.  

L’ex sindaco-premier-segretario non s’è ancora rassegnato alla parte, appunto, dell’ex: subalterna e marginale, a cui s’è condannato da solo fallendo, come i migliori spacconi, il suo referendum costituzionale eletto e rinnegato a scivolo dall’agone politico. Le lobby che rappresenta sono già pronte ad abbandonare il loro cavallo e travasare i voti in qualche altro contenitore che ne riproduca meglio le istanze in Parlamento. Renzi è un alleato scomodo e imbarazzante per chiunque: se i social network possono fornire in qualche modo il termometro dell’umore della gente, è ai minimi storici della popolarità. Il Pd pensa che sia il M5S a rischia di più col ritorno alle urne, non capisce che in realtà sono sulla stessa barca: con chi crede di allearsi Zingaretti alle future elezioni? Se ne accorgeranno quando gli elettori rimetteranno in ordine alle urne tutte le carte stravolte da questa 18esima legislatura, unica nel suo genere nella storia della Repubblica. Nel 2023. Forse.


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