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28/03/2022 09:33

Rifugi antiaerei del ragusano, le città sotterranee sotto i nostri piedi

La mappa dei ricoveri abbandonati della II guerra mondiale

di Redazione

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La mappa dei ricoveri abbandonati della II guerra mondiale
La mappa dei ricoveri abbandonati della II guerra mondiale

 Ragusa – La guerra in Ucraina, la recente odissea vissuta a Kherson dal pozzallese Giovanni Bruno, le manovre militari a Sigonella e la prossima Marcia per la pace di Comiso il 4 aprile, hanno rispolverato le memorie belliche del nostro territorio. Già nNel 1990 il Cirs di Ragusa su incarico del Comune, all’indomani del terremoto di Santa Lucia, iniziò un viaggio nella Ragusa sotterranea, raccontato dal sito Voc777, per monitorare latomie e rifugi antiaerei. Passano una decina d’anni senza che accada granché finché nel 2001 l’allora consigliere comunale Gianni Iurato iniziò a sollecitare formalmente, attraverso interrogazioni all’amministrazione comunale, la messa in sicurezza e la tutela di luoghi della memoria collettiva, senza ottenere seguito.

Fare il punto della situazione sullo stato di degrado dei nostri aggrottati era necessario non tanto per recuperare cantine e cunicoli sotterranei una fruizione storica, culturale e turistica – quanto per individuare le zone a più alto rischio geologico in relazione alla stabilità del substrato urbano su cui insistevano interi quartieri ed edifici pubblici della città, così da avviarne gli opportuni interventi di consolidamento. Faticosamente, è stato possibile risalire alla storia e all’ubicazione dei moltissimi ricoveri antiaerei progettati o costruiti in tutta la provincia iblea durante la II Guerra mondiale. Centinaia, secondo l’Archivio di Stato: 4 a Vittoria, 5 a Pozzallo, 18 a Comiso, 21 a Scicli (per lo più grotte naturali riadattate a ricoveri), 25 a Modica, 48 a Ragusa; più tutti i ricoveri privati costituiti da grotte comprese nei fabbricati. 

Le prime leggi sulla costruzione di rifugi antiaerei sono datate 1936: funzionali alla protezione da mitragliamenti aereo, certamente non lo erano per proteggersi dalle bombe perché se un palazzo veniva distrutto da un bombardamento, le macerie crollavano sopra al rifugio trasformandolo in una trappola. Allo scoppio della II Guerra mondiale per ogni Comune divenne obbligatorio dotarsene di pubblici, in gran parte realizzati in gallerie sotto strade e piazze dove i civili si radunavano al suono delle sirene (poste anche nei campanili delle chiese). Nel ragusano ce n’erano 4 tipi: in galleria, in grotto, anticrollo e antischegge (quest’ultimo nei pressi di Villa Margherita).

Alcuni non andarono mai oltre l’appalto, altri rimasero incompleti anche per lo sbarco degli alleati: dal ’43 al ’45 furono dismessi tutti. Tra quelli individuati si annoverano: Via Odierna, Via Felicia Schininà, Via Trieste, Piazza Chiaramonte, Piazza Solferino, Via Hecce Homo, Via Roma, Via San Vito, Piazza Umberto I, Via Cavaliere Distefano, Via Colombo, Via M. Leggio, Villa Margherita e Piazza Vittorio. I documenti storici riportano una “costruzione di ritirata” nelle Grotte S. Paolo e Principe di Piemonte, nella Galleria Largo Mentana e nelle grotte Poidomani, Ingallina e Chiasso Guardiano. Avevano pareti di abete di 2,4 cm di spessore, panche in legno di 4 metri dipinte ad olio a due mani, serbatoi d’acqua, armadietti di pronto soccorso, lampade, aeratori e bagni: “Cessi alla turca in ghisa smaltata, completi di cassetta, tubo di scarico, catenelle e sifone”.

Quella realtà è ancora sepolta e murata con la sua testimonianza storica sotto i nostri piedi e ogni tanto risbuca in occasione di lavori stradali e cantieri il rifugio antiaereo in Piazza San Giorgio a Ragusa Ibla venuto alla luce una ventina d’anni fa o quello in Piazza San Giovanni nel 2007 e in Piazza Poste nel 2011 a Ragusa Superiore, durante la costruzione del parcheggio Interrato. Ad oggi quelli recuperabili sono al massimo 3: l primo situato nei bassi del palazzo della Camera di Commercio di Ragusa, ancora oggi munito di porte stagne e impianto di areazione forzata, e nei sotterranei del Palazzo del Municipio e della Camera di Commercio.