Attualità Varese

Roberto Maroni e la passione per il blues

II suo gruppo musicale si chiamava Distretto 51 and the Capric Horns

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/22-11-2022/roberto-maroni-e-la-passione-per-il-blues-500.jpg Roberto Maroni e la passione per il blues

Varese - Roberto Maroni, non il ministro e non il segretario della Lega ma «l'eclettico tastierista del Distretto». Maroni aveva una passione per la musica blues e jazz, suonava il piano, l'organo hammond e il sax. Era il tastierista del Distretto 51, un gruppo blues di Varese. In uno degli ultimi concerti, al Porretta Soul festival (vicino Bologna), lo si vede suonare l'organo: un occhio lo tiene sui tasti mentre l'altro segue la ritmica degli altri musicisti che oggi lo hanno salutato con un verso di "Thunder road" di Bruce Springsteen.

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«Caro Bobo, un grazie enorme per quello che sei stato per noi, un amico grande e un compagno di suonate fantastiche. Siamo pieni di ricordi tutti belli e preziosi. Il ricordo di te e di noi insieme rimarrà nei nostri cuori per sempre. Il Distretto 51 è vicino alla tua famiglia, Emi, Chelo, Filippo e Fabrizio. Un abbraccio infinito. "Oh-oh, come take my hand We're riding out tonight to case the promised land"».

«Ciao Bobo, ti ricordiamo così», scrivono gli organizzatori del Porretta Soul festival come didascalia ad una serie di foto che ritraggono Maroni con la sua band, 'Distretto 51 and the Capric Horns', nei primi anni Novanta tra i protagonisti della manifestazione ospitata dalla località termale dell'Appennino bolognese e dedicata a Otis Redding: una dozzina di elementi di Varese, tutti vecchi amici di Maroni, che era uno dei due tastieristi del gruppo, con un repertorio composto da classici rhythm'n'blues lanciati da musicisti come Otis Redding, Wilson Pickett e Aretha Franklin e riproposti in chiave originale. Nell'edizione del 1995 Maroni suonò proprio nella stessa serata di Wilson Pickett, pioniere del soul e autore di successi come 'Mustang Sally' e 'In The Midnight Hour', tornato in Italia dopo 12 anni. «È stata una delle soddisfazioni più grandi suonare con lui. Tutto passa ma Wilson Pickett rimane», commentò il politico-musicista. Alla presentazione dell'edizione 1994, il 26 febbraio in una discoteca di Porretta, con gli altri componenti della band Maroni si sdraiò sul palco alla maniera di John Belushi per suonare "South", pietra miliare del Rhythm and blues: ogni volta che Maroni abbandonava la tastiera Hammond per cimentarsi al sax, i fotografi sparavano raffiche di flash, uno spettacolo nello spettacolo. Quell'anno, era il 1994 (uno spartiacque politico mica da poco), lui salì sul palco del Porretta come organista sì, ma guardato dall'opinione pubblica come il possibile futuro ministro dell'Interno. Irriverente e divertito provò a compilare un'esecutivo orchestrale affibiando a ciascun collega politico uno strumento musicale. Riportava La Repubblica: «il triangolo» ad Achille Occhetto, a Gianfranco Fini un «lugubre contrabbasso». E Bossi? Il fondatore della Lega poteva avere solo una funzione per Maroni: quella di «direttore d' orchestra».

Bobo Maroni era il perfetto ritratto del Carroccio prima maniera: pane e gazebo, nordismo e Van De Sfroos. C'è chi per capirli, i leghisti, aveva fatto ricorso alle sovrastutture di sinistra. Alla fine degli anni Novanta fu Massimo D'Alema a certificare la mutazione: «La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra la Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. È una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla a vedere con un blocco organico di destra». I leghisti erano marziani a Roma dove le definizioni si sprecavano e facevano notizia le loro parentele: il leghista nipote di un partigiano, il leghista frequentatore del Leoncavallo. Il leghista, come Bobo Maroni, che prima della Lega si iscrisse a Democrazia proletaria. Il leghista, tanto marziano non era. Al massimo un prototipo inedito o una riedizione (dipende dai punti di vista), maturato alla luce della crisi politica: il leghista "cocomero", fuori verde e dentro rosso. Come in uno standard jazz dove a un certo punto il solista si allontana dallo spartito e spicca il volo improvvisando.


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