Attualità Il punto della situazione

Rosso annacquato: le previsioni in Sicilia a una settimana dal decreto

Altri 7 giorni decisivi, da oggi, prima che governo e regione prendano nuove misure

Altri 7 giorni decisivi, da oggi, prima che governo e regione prendano nuove misure

 Ragusa - Il rapporto Apple segnala una diminuzione degli spostamenti sull’Isola tra il 6 e il 12%, da quando 7 giorni fa è scattata la zona rossa. Pariamoci chiaro: non è certo quella della fase 1, la primavera scorsa. Un rosso all'acqua di rose, edulcorato dalle molte attività che proseguono, legittimamente raggiungibili dai siciliani. Non solo negozi, ma anche uffici: in tutto resta a casa un abitante su 10. Nessuno smart working è imposto infatti alle aziende private, se dimostrano di adottare le precauzioni previste, ma pure in quelle pubbliche tanti impiegati continuano a recarsi quotidianamente in ufficio: oltre metà del personale amministrativo secondo i sindacati, che chiedono al governatore Musumeci di estendere il telelavoro tra i dipendenti degli enti locali, anziché le chiusure degli esercizi e i divieti ai movimenti, prendendosela con i cittadini che non rispettano le regole.

Speriamo siano davvero una minoranza, di sicuro troppi sembrano aver preso confidenza col virus e le forze dell’ordine stanno raccogliendo un ricco campionario di “scuse”: dalla zia malata di cui non si ricorda l’indirizzo, al navigatore del cellulare impazzito e c’è pure chi, genuinamente, non ha ancora ben chiare le regole. Sta di fatto che la “strettina”, forse proprio perché tale, non ha ridotto sostanzialmente contagi e ricoveri: figurarsi se fossimo rimasti arancioni. Confcommercio regionale vuole riaprire altrimenti annuncia che lo farà da sola a fine, bisognerà vedere quanti delle due categorie di esercenti più penalizzate - ristorazione e abbigliamento - se la sentiranno di seguirla. Palestre, cinema e teatri devono essere rassegnati perché ormai neanche protestano più. A Palazzo d’Orleans si pensa di estendere questo rosso farlocco fino a metà febbraio, prima del 31 gennaio non dovrebbero comunque subentrare grosse novità.

Anche per la scuola, dove invece gli studenti protestano. Gli ultimi dati sullo screening segnavano 621 positivi su 60mila tamponi dal 14 al 18 gennaio: un’incidenza dell’1% “nettamente inferiore al rapporto positivi/tamponi registrato nel resto della popolazione” ha osservato dall’assessore all’Istruzione, Roberto Lagalla. Ma per ora la dad alle superiori proseguirà al 100%: “il diritto alla vita è prioritario” sentenzia Musumeci. Sarà interessante vedere, tra 15-20 giorni, l’effetto della riapertura di istituti e licei in Lombardia, Liguria, Marche e Umbria, dove da oggi gli studenti tornando tra i banchi a scaglioni orari. Siamo al giro di boa: comincia la seconda settimana di red zone cruciale in vista delle novità che, da lunedì prossimo, modificheranno di nuovo il dispositivo vigente.


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