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09/05/2023 09:24

Sabino Cassese e il merito: È una bella parola, la sinistra non la rinneghi

L’ex giudice della Consulta: «Il principio va difeso, sta anche nella Costituzione»

di Redazione

Sabino Cassese e il merito: È una bella parola, la sinistra non la rinneghi
Sabino Cassese e il merito: È una bella parola, la sinistra non la rinneghi

Roma – È «un principio difeso dalla nostra Carta». Ma per Sabino Cassese, costituzionalista, già giudice della Consulta e ministro della Funzione pubblica, “merito” è soprattutto «una bella parola». Troppo spesso dimenticata. Al punto che c’è chi, come Carlo Cottarelli, ha deciso di dire addio al Pd (e di dimettersi da senatore) anche perché nel nuovo manifesto dei valori dem non si parla mai di «opportunità», ma solo di «redistribuzione».

«Non so se il merito sia scomparso dall’orizzonte dei progressisti. So invece dirle che nel corso della storia repubblicana italiana tende spesso a scomparire. E che, quando scompare, riappaiono il familismo, il clientelismo, il sistema delle spoglie, oppure il dominio del caso. Voglio dire che, se non si segue il criterio del merito, prevarrà il criterio del “io sistemo mio figlio”, oppure quello del “do il posto a chi mi è vicino e leale”, oppure quello del “faccio vincere chi sta dalla mia parte” o, infine, vince chi è più lesto a infilarsi nella porta semichiusa». 

Come mai “merito” sembra essere diventata una brutta parola?
«Proviamo a definire il merito. Questo è valutazione della competenza, intesa come conoscenza ed esperienza, compiuta in modo aperto, cioè in modo che tutti possano concorrere; competitivo, cioè in modo che si possano compiere analisi comparative; indipendente, cioè senza favoritismi; da parte di esperti, cioè in modo che i competenti possano valutare la competenza di chi concorre; in modo trasparente, cioè con procedure che partano dalla determinazione di criteri noti a tutti e che si concludano con decisioni motivate. Solo così si possono dare i voti nelle scuole e nelle università, solo così si possono assumere persone nelle aziende e nelle amministrazioni, solo così si possono ottenere classi dirigenti capaci. Da quando gli illuministi francesi, ispirati alla tecnica di selezione dei mandarini cinesi, svilupparono l’idea del merito e da quando questa idea penetrò in Inghilterra, nei paesi sviluppati il merito è una “bella parola”».