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Sicilia, 3 zone rosse e 14 comuni senza scuole: ora rischia anche Ragusa

I comuni iblei tengono testa al Covid nonostante il boom di varianti inglesi, ma il loro destino è legato a quello dell’Isola

I comuni iblei tengono testa al Covid nonostante il boom di varianti inglesi, ma il loro destino è legato a quello dell’Isola

 Ragusa – Se dalle analisi su tamponi molecolari eseguite “negli ultimi giorni” al Policlinico di Catania sono più di 100 i casi Covid da variante inglese accertati in provincia di Ragusa, significa che nel territorio ibleo da inizio mese ci si contagia solo ed esclusivamente della mutazione britannica: 24 nuove infezioni ieri; 28 mercoledì; 10 il 2 marzo; 26 il primo, e altre 26 il 28 febbraio. Il totale è 114. Del resto da tempo gli scienziati ripetono che questa è già diventata a tutti gli effetti il nuovo Coronavirus, contro cui i vaccini restano per fortuna ancora efficaci. Se ha preso il sopravvento nel ragusano è lecito aspettarsi che lo sia già avvenuto nel resto della Sicilia, dell’Italia e del mondo. A breve non farà più notizia. Grazie alla maggiore facilità di diffusione, la variante inglese si è completamente sostituita all’originale senza però produrre impennate come a Palermo: a Ragusa la media quotidiana di contagi si mantiene bassa in cifre assolute, rispetto ad altre aree dell’Isola.

I comuni iblei hanno quindi retto botta, tant’è che non ne figura uno nei 14 in cui il governatore Musumeci, pur ribadendo il giallo regionale, ha ordinato la serrata di tutte le scuole, da lunedì prossimo fino a sabato 13 marzo: Caccamo nel palermitano; Castell'Umberto, Cesarò, Fondachelli Fantina e San Teodoro nel messinese; Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle nell’agrigentino; Eubea e Santa Maria di Licodia nel catanese; Montedoro e Villalba nel nisseno. Più Riesi, sempre in provincia di Caltanissetta, che va ad aggiungersi a San Cipirello e San Giuseppe Jato nelle zone rosse dove non si può proprio mettere il naso fori casa se non per validi motivi. Ciononostante il dipartimento di Statistica dell'università di Palermo registra "un cambio di tendenza per la Sicilia”: un aumento del tasso di crescita dei nuovi positivi che nel grafico provinciale pone Ragusa quinta, tra i 9 capoluoghi, per nuovi casi ogni 10mila abitanti e prima quanto a indice Rt, pericolosamente vicino a 1,6.  E’ un campanello d’allarme di cui tener conto per anticipare, finché si è tempo, la sirena che sta squillando nel resto del Paese: non certo svitando il tappo, ma mantenendo intatte quel poco di misure rimaste. E vaccinandosi quando, prima o poi, arriverà il proprio turno.   


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