Attualità Verso il Dpcm

Sicilia a macchia di leopardo: 10 zone rosse, almeno altre 2 in arrivo

Il Decreto del 15 gennaio prorogherà lo stato d’emergenza nazionale al 30 aprile

Il Decreto del 15 gennaio prorogherà lo stato d’emergenza nazionale al 30 aprile

 Ragusa - Mentre il caso Scicli conquista le copertine nazionali da oggi Ravanusa e San Flavia si aggiungono a Messina, Milena, Ramacca, Castel di Iudica, Capizzi e San Fratello tra le red zone che stanno riducendo la Sicilia a una pelle di leopardo. Più Gela e Villarosa, infilatesi all’ultimo: qui il rosso scatterà alle 14 in punto. Mistretta e Marsala - dove l’altroieri è guarita una vecchina di 101 anni - si apprestano a fare altrettanto, così come altri piccoli comuni dell’Isola: prima in Italia per tasso di positività e terza per nuovi casi, secondo la statistica Covistat19 aggiornata dall’ateneo di Palermo. E non tiene ancora conto dei 1.913 di martedì, nuovo record assoluto nelle 24 ore. Nel furore proibizionista che ha fulminato le amministrazioni locali, quella di Messina s’è pure scordata di togliere gli alimentari tra le attività non essenziali chiuse sino a fine mese. Leoluca Orlando è il capofila della linea dura, quasi ¾ dei ricoverati siciliani è nel capoluogo: però lui resta arancione. Se nel Dpcm di dopodomani fosse confermata la soglia 250 positivi ogni 100mila abitanti finirebbero in lockdown tutte le aree metropolitane.

In una ipotetica Sicilia a macchie, si salverebbero solo le province di Ragusa, Agrigento ed Enna. In bilico Trapani, Caltanissetta e Siracusa, che ieri ha registrato un tracollo dei positivi: appena 21, da candidata alla quarantena in un giorno è diventata la provincia meno contagiata. Ad ogni modo la misura, osteggiata dalla maggioranza delle regioni, non sarà confermata. Certo qualcosa bisogna pur cambiare e l’alternativa che prende piede in queste ore è l’abbassamento delle soglie Rt, attualmente a 1,25 come discrimine tra rosso e arancione. Lo scenario non cambierebbe tuttavia granché: i numeri, come li rigiri, sono quelli. Lo stop all’asporto anticipato alle 18 riguarderà bar, pasticcerie, gelaterie, tavole calde e fredde ma non i ristoranti: secondo i tecnici creerebbero meno assembramento all’esterno, per la consumazione, rispetto alle altre attività ristorative. Per il resto una serie di prolungamenti di misure minime in atto da tempo: niente spostamenti extraregionali e dalle 22 alle 5 se non adeguatamente motivati, centri commerciali chiusi nel weekend e serrata a oltranza per sport e spettacolo. La scuola è un capitolo a parte, ma per sperare di riacquistare una certa continuità in corsa, è ormai chiaro che bisognerà aspettare inizio febbraio. 


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