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Sicilia gialla fino a ottobre, l’emergenza Covid può finire in autunno

L’Isola deve relegare il virus a male minore prima dell’inverno, quando tornerà l’influenza

L’Isola deve relegare il virus a male minore prima dell’inverno, quando tornerà l’influenza

 Ragusa - Già il 25 agosto Ragusanews aveva predetto un giallo settembre sull’Isola, e così sarà almeno sino a fine mese. La Sicilia ricomincia lunedì in solitaria la terza settimana consecutiva in maglia gialla nella sua corsa contro il Covid. Ma più che uno sprint è una maratona rispetto ad altre regioni che s’apprestano a tagliare il traguardo dell’immunità di gregge tra un paio di settimane, un mese prima di quanto preventivato per l’Isola. Si procede a passo d’uomo, sia nel calo dei contagi che nella crescita dei ricoveri.

Il ritmo lento allontana l’avanzata in zona arancione, ma pure il ritorno in quella bianca: ci vorranno ancora almeno 2-3 settimane per far scendere le rianimazioni dal 13 al 10%, i ricoveri ordinari dal 22 al 15%, e i nuovi casi per 100mila abitanti dagli attuali 148 circa a 50. Per riabbracciare l’area bianca, infatti, tutti e tre i parametri devono rientrare insieme sotto queste soglie: purtroppo si spostano ogni giorno di pochi decimali e difficilmente il cambio avverrà prima del mese prossimo.

 Altre 2-3 settimane da inizio ottobre e, statisticamente, anche l’Isola dovrebbe raggiungere una quota soddisfacente di popolazione immunizzata. Pure qui però si va a rilento e non è lecito attendersi “svolte”  visto che quanti hanno resistito finora all’iniezione, nonostante green pass e minacce di licenziamento, sono da considerarsi ormai degli irriducibili che non cederanno neanche all’obbligo di legge. L’Isola risente, sia pure in scala, del miglioramento generale delle curve epidemiche nel Paese ma sulla campagna vaccinale va ancora per conto suo: si conferma la regione con il maggior numero di abitanti “scoperti” e chi voleva vaccinarsi ormai l’ha fatto.  

Mancano ancora un over 80 su 5; il 16% degli ultra 70enni; il 19% dei 60enni; e il 24% dei 50enni. Percentuali che corrispondono a oltre 400mila persone. L’imminente partenza della terza dose di siero, inoltre, rischia di creare un gap enorme e sempre più difficile da recuperare con chi deve farsi ancora la prima. Va meglio nelle fasce più giovani, che tra qualche giorno tornano a scuola insieme ai prof, tra certificati verdi e tamponi salivari a campione. Vedremo, sempre a ottobre, con quale impatto. 


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