Attualità Lo scenario

Sicilia, macchie rosse su sfondo arancione: cosa può cambiare da sabato

Focolai sparsi ovunque, revisione di indici e colori in alto mare, il nuovo Dpcm forse già giovedì

Focolai sparsi ovunque, revisione di indici e colori in alto mare, il nuovo Dpcm forse già giovedì

 Ragusa - Ravanusa, nell'Agrigentino, e Santa Flavia, nel Palermitano, le nuove macchie rosse che - da domani, 13 gennaio, fino a domenica 31 - si aggiungeranno alle altre già spuntate come morbillo. Come Capizzi, in provincia di Messina, dove la red zone in vigore dal 3 è stata prolungata fino a al 25. Per spiegarsi l'ascesa c'è chi - come il primario di Malattie infettive del Cannizzaro di Catania, Carmelo Iacobello - ipotizza una variante "siciliana" del Covid. Quattro delle prime 5 province italiane con la maggior crescita di contagi settimanale sono siciliane: prima Siracusa con il +18%, segue la calabrese Vibo Valentia a +17,9%, quindi Messina e Trapani a +17%, infine Caltanissetta con +15%. Catania e Palermo viaggiano da settimane su numeri tanto elevati che l’incremento percentuale non poteva essere a doppia cifra. Ragusa, tutto sommato, è tra le province più disciplinate. Ma "ci aspettiamo ancora per qualche settimana una crescita del contagio” avverte l’assessore alla Salute, Ruggero Razza. Tanto, fra quattro giorni, si cambia di nuovo. Le poche cose certe che resteranno - comuni a ogni area di rischio, salvo “rinforzi” locali – sono: il sistema a fasce colorate; il coprifuoco; la chiusura di palestre e impianti di sci; il blocco ai movimenti tra regioni.

Per il resto il provvedimento che Roberto Speranza illustrerà mercoledì in Parlamento, in vista del Dpcm del 15, è ancora tutto da scrivere. Non si capisce in base a quale evidenza il ministro dichiari che il divieto di ospitare a casa più di due parenti o amici "si e' dimostrata una norma ragionevole che ha funzionato nel periodo natalizio e avrebbe senso riconfermare": ha verificato di persona, tramite cimici e microspie, che sia stata rispettata? In assenza di prova contraria il ministro può sostenere anche che “senza le misure restrittive introdotte a Natale avremo altri numeri". La verità è che in tv e sui siti ascoltiamo e leggiamo di misure più stringenti in arrivo, ma l’unica seria novità – il rosso automatico a partire dai 250 contagiati per 100mila abitanti – è stata già bocciata dalla Conferenza delle regioni. La seconda novità è il divieto anche all’asporto da bar e ristoranti dopo le 18: visto che non si riesce ad evitare il bivacco nei pressi dei locali per la consumazione, resterà solo il delivery, in cambio della promessa di nuovi sostanziosi “ristori” ai titolari. Ma anche questa soluzione non piace a tutti.

La terza trovata, per ora trascurabile e su cui quindi sono tutti d’accordo, è l’istituzione della “zona bianca” per i territori che, beati loro, raggiungeranno un Rt sotto 0.5 (o un’incidenza di 50 casi ogni 100mila abitanti). Così da non perdere tempo, e riportarli subito a paro con gli indici più elevati degli altri. Paradossale: i contagi aumentano, i vaccini diminuiscono e - dopo aver portato da ieri ¾ della penisola in giallo - si continuano a ventilare fantastiche ipotesi di aperture anziché coscienziose chiusure. Come la riapertura dei musei, in zona gialla. Tra l’altro anche nella fantomatica zona bianca resterebbero in vigore mascherine, divieti di assembramento e distanziamento sociale: un bianco “vaniglia” insomma, ancora un po’ giallognolo. Se nella prima ondata siamo stati i primi della classe, ora ci siamo seduti al banco in fondo all’aula: anziché sbizzarrirsi su una tavolozza, che ha il solo effetto di confondere ancor più le idee sulla situazione attuale, altri paesi Ue come Germania e Inghilterra non hanno esitato a tirare un’unica striscia rossa a tempo indeterminato su questo inizio anno, in tutto il Paese, lasciando che sia il calo della curva pandemica a cancellarla a poco a poco, grazie alle vaccinazioni. 


© Riproduzione riservata