Attualità Isola contaminata

Sicilia, scorie vecchie e nuove: oltre mille siti inquinati

Le discariche nucleari una “bomba” ecologica con serie conseguenze sulla salute di ambiente e cittadini

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 Ragusa - Palazzo d'Orleans ha accolto, con una delibera di giunta, le conclusioni del gruppo di lavoro istituito per dire no al governo centrale, che a inizio anno aveva individuato in Sicilia 4 dei 67 siti di stoccaggio di scorie radioattive e rifiuti nucleari: Trapani, Calatafimi-Segesta, Petralia Sottana/Castellana Sicula, e Butera. La relazione ha evidenziato l'inadeguatezza delle infrastrutture per questo tipo di trasporti, la poca distanza dai centri abitati, l'elevata sismicità e il forte rischio geomorfologico e idraulico. E ancora, il pericolo di inquinamento delle falde acquifere e terreni e, di conseguenza, per la produzione agricola isolana. Ma, al di là delle presunte opportunità occupazionali per la manodopera locale, possiamo fornire al governatore Nello Musumeci due ulteriori elementi per respingere l’idea di Roma di creare dei depositi nucleari in Sicilia. Il primo, già affrontato su Ragusanews, sono i gravi problemi già patiti dalla regione nella raccolta differenziata e nello smaltimento dei rifiuti “normali”, urbani e speciali.

Il secondo è la presenza su tutto il territorio di ben 1.060 siti ancora contaminati, dov’è in corso la bonifica. Come vediamo nell’elaborazione grafica del censimento Ispra, attualmente la regione con più bonifiche censite in corso è la Campania, dove ne risultano oltre 3.200: seguono Lombardia (2.800), Toscana (1.900) e Veneto 1.200. L’Isola è dunque quinta in Italia per quantità di aree inquinate da arsenico, rame, mercurio, cadmio, polveri siderurgiche, scarti di lavorazioni chimiche e metallurgiche, emissioni incontrollate di sostanze in atmosfera e loro ricaduta sul suolo nel corso degli anni. In base ai dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in tutto il Paese sono circa 34mila i siti contaminati per cui è prevista la bonifica: per poco più di metà la procedura si è conclusa, mentre ne restano 16mila in cui è tutt’oggi in corso. 


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