Attualità Il Covid sull’Isola

Sicilia, traghetti come carri bestiame

E il timore che le disdette aumentino con i contagi

Sicilia, traghetti come carri bestiame

 Ragusa - Forse non è un caso che la maggior parte dei nuovi contagi si registri sulle isole minori: con la calca che c’è sui traghetti! Resse agli imbarchi, distanze azzerate. Eppure secondo Razza sono "più pericolose le feste private". Guai a bloccare ora gli aliscafi, che portano i turisti. Alle brutte, li mettiamo in quarantena appena sbarcati. Sopra “navi con biocontenimento che stiamo predisponendo, per trasferirli immediatamente nei Covid hotel che stiamo implementando". E' tutto uno "stiamo facendo" per l’assessore: la stagione, però, è ormai bella e cominciata e i contagi non aspettano.

Ma se non si riescono a fare neanche i tamponi! I controlli obbligatori sui turisti al momento si limitano, anche negli aeroporti, solo a chi proviene da paesi a "rischio": Francia, Grecia, Olanda, Spagna, Portogallo, Malta e Gran Bretagna (come se gli altri ne fossero completamente esenti). Per il resto tutto è affidato buona volontà dei visitatori. Niente test a Trapani e a Porto Empedocle. A Palermo solo a chi arriva da Tunisi; a Messina c'è un gazebo, ma per volontari.

Non parliamo di mascherine e distanziamenti:  a fine giugno la capienza è tornata al 100% e si sta stretti come sardine in scatola. E’ già tanto se al molo ci sono termoscanner e gel. La calca deriva anche dalle vacanze sempre più brevi e numerose, un “mordi e fuggi più volte” che, oltre ai traghetti, movimenta decine di barconi negli arcipelaghi con migliaia di persone a bordo ogni giorno. Anche a renderlo obbligatorio, a che servirebbe un tampone 48 ore prima con tale continua esposizione al rischio di contagio?

L’unica misura che può salvare la situazione è il green pass che, adottato con decreto nazionale, permetterebbe pure di addossare al governo i malumori già provocati e i presunti ostacoli al consumo che provocherà. Anche sui controlli la responsabilità  è dei “prefetti  - dice Razza -, su assembramenti e irregolarità noi non possiamo fare nulla". Più che il certificato verde - richiesto anzi dalla maggioranza di ristoratori e albergatori - spaventa di più la formula della cancellazione gratuita all’ultimo per motivi Covid, adoperata in tante strutture.


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