Attualità Covid

Sicilia zona bianca, e adesso?

Il sfida del ritorno alla normalità è tutt’altro che vinta

Il sfida del ritorno alla normalità è tutt’altro che vinta

 Ragusa - Intanto c’è il fuoco incrociato da venerdì prossimo, 15 ottobre, di zone rosse locali che non toccano il 75% di residenti vaccinati; più green pass obbligatorio a lavoro, esteso ora perfino a chi lavora da casa (denunciando così la natura più politica che sanitaria del certificato verde). Poi bisognerà vedere come evolverà l’epidemia, visto che il virus è comunque tuttora in circolo e che in Sicilia stentano sia il piano delle terze dosi anti Covid che quello del siero antinfluenzale, senza i quali gli ospedali rischiano di riaffollarsi, specie se dovessero saltar fuori qualche nuova variante invernale del virus.

“Non sia un liberi tutti” ammonisce l'assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, ma ormai è sulla campagna vaccinale - anziché su colori e restrizioni personali - che punta il governo Draghi per uscire per sempre dal tunnel. Il passaggio dell’Isola in zona bianca da sabato 9 ottobre non cambierà nulla nel quotidiano visto che - nel mese e mezzo trascorso in giallo - mascherine all’aperto, distanze e limitazioni ai tavoli non sono state mai rispettate, scemando pian piano nell’uso così come i controlli e le multe delle forze dell’ordine, sempre più episodiche.

Da lunedì riaprono pure le discoteche al 50%, non manca più niente. Ricoveri ordinari e rianimazioni sono entrambi circa 5 punti percentuali sotto i tetti di occupazione del bianco ma la Sicilia è bianca indipendentemente dal tasso di ospedalizzazione, perché è scesa sotto quota 50 anche rispetto ai contagi settimanali ogni 100mila abitanti. Certo resta pur sempre seconda in Italia per saturazione, dopo la Calabria: il nuovo obiettivo che dobbiamo darci è continuare a farle scendere, così da riaprire i reparti agli altri malati gravi. Anche quelli di Long Covid. E tornare davvero “come prima”. 


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