Attualità Modica

Sulla lettera “Nuova Modica Sorda non resti anche Muta"

Ci scrive il professor Valerio Abbate, già professore di Agronomia e Coltivazioni erbacee nell'università di Catania

Sulla lettera “Nuova Modica Sorda non resti anche Muta"

Modica - Ho letto con interesse la lettera di Ester Mauro Muccio pubblicata su questo giornale qualche giorno addietro. Non conosco l’autrice, da alcuni passaggi della lettera presumo che sia sufficientemente giovane e ciò fa ben sperare in rapporto allo sviluppo delle tematiche trattate. Ho apprezzato anche il garbo con cui ha esposto le proprie notazioni e, in certi passaggi, ho intravisto un pizzico d’ironia e di sarcasmo. Mi ha fatto sorridere un passaggio della sua lettera “…i reiterati inviti ad “andare a zappare” rivolti ai giovani d’oggi”, ricordandomi una frequente espressione di alcuni professori della mia epoca giovanile, frutto dell’allora cultura agronomica. Oggi questo modo di esprimersi non sarebbe più giustificabile, sulla base dei progressi della scienza agronomica e dei noti effetti sull’ecosistema agrario delle moderne tecniche di lavorazione del terreno.

Ho letto, con altrettanto interesse, il successivo immediato intervento dell’avv. Ruta, che non conosco personalmente se non attraverso suoi articoli su giornali locali, che ha sottolineato, fra i molteplici temi affrontati dalla Mauro Scucces, quelli relativi alla rigenerazione urbana e alla cultura del paesaggio. Questi ultimi, a mio parere, sono così rilevanti, che mi ha un po’ meravigliato l’assenza (spero momentanea) di ulteriori interventi e mi ha indotto a fare qualche riflessione nel merito.

Pur non vivendo stabilmente a Modica da oltre un cinquantennio, vi soggiorno per qualche mese durante il periodo estivo, e più volte mi sono chiesto perchè una città come Modica, che vanta un illustre passato culturale, non goda di adeguati spazi di verde pubblico a servizio della comunità. A mia memoria, quando ero in giovanissima età, esisteva solo a Modica Alta una cosiddetta villa, “Villa verde”, rappresentata da una modesta superficie ubicata fra le chiese di S. Teodoro e S. Teresa (supra ‘a Cianta). Non ricordo (ma forse non era così!) poi altre aree attrezzate a verde urbano e ciò poteva trovare una qualche giustificazione nella particolare topografia della città e nell’allora mancanza di “cultura” di sviluppo urbanistico.

La “Villa verde” non esiste più e, per quanto a mia conoscenza, nel perimetro urbano della città ricadono soltanto l’area attrezzata di S. Giuseppe Timpuni, frutto di un esproprio realizzato alla fine del secolo scorso, e qualche altra modesta superficie, quale quella forestale di S. Giuliano, il suggestivo giardino “i Timpi” arroccato sulla collina della Giacanta, e la modesta area a verde di pertinenza della Villa Cascino in prossimità dei Cappuccini.

Ma ciò che più mi sorprende, a conferma del monito della Mauro Scucces, è che nelle più recenti aree urbanizzate attorno alla zona commerciale della Sorda/Treppiedi non vi siano (ma spero che sia solo un mio errore valutativo) ampie aree destinate a verde pubblico. Se così fosse, più che domandarsi cosa non hanno fatto le passate Amministrazioni perché ciò avvenisse (semmai potrebbe esserlo utile per non rifare gli errori del passato), sarebbe importante capire se e come si potrebbe rimediare in futuro a questo vulnus e se e come le future Amministrazioni intendano operare nel merito.

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Il piano del verde urbano nelle sue diverse realizzazioni (parchi/ville/giardini, arredo urbano, verde attrezzato, ecc.) riveste grande importanza ecologica ed economica nella gestione e nello sviluppo delle città per i benefici apportati e le funzioni svolte (ecologico-ambientale, sociale-ricreativa, estetica-architettonica, sanitaria, protettiva, culturale).

Ritengo che non si può restare indifferenti ai problemi ancora una volta faticosamente affrontati nella recente Conferenza di Glasgow sul Clima, anche se certamente non saranno le scelte adottate a Modica a potere incidere su detti problemi. Non possono però essere ignorati, almeno sotto il profilo culturale ed educativo.

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Il prof. Nigrelli, della Struttura didattica speciale di Architettura di Siracusa, sul quotidiano La Sicilia ha recentemente scritto che già dal 2008 la UE ha lanciato l'iniziativa del Patto dei Sindaci (Convenant of Mayors) che assegnava ai comuni che avessero scelto di aderire all’iniziativa l'obiettivo 20-20-20 (20% di emissioni in meno e 20% di energia da rinnovabili entro il 2020). Con quel programma per la prima volta il tema delle risposte ai cambiamenti climatici veniva affrontato dal basso cercando risposte con un approccio di tipo bottom-up. Consultando il sito web (www.pattodeisindaci.eu) risulta che Modica avrebbe sottoscritto nel 2013 l’adesione per la realizzazione di tutti gli obiettivi previsti e avrebbe redatto un piano d’azione nel 2016, ma non risulta fra quelli (peraltro pochissimi) che sono in fase di monitoraggio. Secondo il prof. Stefano Mancuso, fisiologo vegetale nell’Università di Firenze, un notevole contributo alla soluzione dei problemi dovuti all’emergenza climatica sarebbe data dalla piantagione nel prossimo futuro di almeno mille miliardi di alberi. Modica, per la sua modestissima parte, potrebbe contribuire?

Ecco perché mi attenderei da parte della Comunità cittadina, nelle sue diverse espressioni (Associazioni culturali, Organizzazioni professionali, Autorità politiche, ecc.) una doverosa attenzione nei riguardi del dibattito culturale aperto con le note della Mauro Muccio e di Ruta.


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