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Teatro Massimo inaugura stagione "sognando" in streaming

Teatro Massimo inaugura stagione "sognando" in streaming

PALERMO, 27 GEN Per la prima volta nella sua storia il "Massimo" di Palermo ha inaugurato il 26 gennaio la stagione 2021 in streaming con "Il crepuscolo dei sogni", un racconto attraverso la musica e le immagini trasmesso dalla web tv del teatro. Di necessità virtù, la creatività si è dovuta spingere oltre i canoni di un'opera tradizionale, per un invito deciso al coraggio e a non lasciarsi scoraggiare da tutte le sventure che il destino ci ha inflitto. Di tradizionale non c'è nulla, niente pubblico, niente abiti eleganti, niente tacchi alti, ma tutta l'angoscia che stiamo vivendo sì, alternata a momenti di commovente nostalgia.
    Una platea inondata dalla neve, tre cantanti bravissimi: Carmen Giannatasio, che si rivela attrice di prim'ordine, nelle scene di estrema solitudine e di sorprendente violenza, Markus Werba e Alexandros Stavrakakis, un grande Mefistofele di Boito.
    Ecco che nella sofferenza collettiva si insinua la Calunnia di Rossini, e Mefistofele, il diavolo in persona, quello spirito che sempre dice no e canta la distruzione che dilaga sulla terra.
    Lo spettacolo fa entrare in scena proprio tutti, dai tecnici alle maestranze, l'orchestra al completo, il coro e il corpo di ballo in disperata veste di operatori covid. Ma poi ci sono le sorprese, quelle veramente inattese: il direttore d'orchestra Omer Meir Wellber, dopo aver diretto con energia e sentimento la ricercata colonna sonora e il tema d'amore dal "Tristano e Isotta" di Wagner, si sposta e intona una canzone tradizionale ebraica di Chava Alberstein, un vero colpo di teatro. Ora sappiamo pure che sa cantare. A legare tutto è "la Traviata" di Verdi, ma il momento più alto, da brivido, è il sottofinale di "Ave Signor degli angeli e dei santi" dal Mefistofele di Boito, il coro è distribuito nei palchi, e finalmente il teatro si illumina a giorno. Un successo dovuto alla perizia di tutti e alla creatività del regista Joannes Erath. (ANSA).
   


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