Attualità Geofisica

Terremoti, la temuta faglia Ibleo-Maltese

L’asse che ha prodotto i terremoti più violenti della storia d'Italia

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/23-09-2022/terremoti-la-temuta-faglia-ibleo-maltese-500.jpg L’asse che ha prodotto i terremoti più violenti della storia d'Italia

 Pozzallo - Giornata di paura ieri per la terra che ha tremato da Nord a Sud, per fortuna con danni lievi e senza vittime né feriti: la prima scossa terremoto di magnitudo 3.6 è stata registrata dall’Ingv a 4 km da Paternò, nel catanese, alle 4.21 di notte; le ultime scosse, percepite anche a Firenze, alle 17.47 sull’Appennino tosco-emiliano. Come ricorda il metereologo Daniele Ingemi, la Sicilia sud-orientale è una delle zone a maggiore rischio sismico dell’intero bacino del Mediterraneo. L’area è caratterizzata dal cosiddetto Plateau ibleo, limitato a nord e a nord-ovest dall’avanfossa Catania-Gela, ad est dalla Scarpata ibleo-maltese e a sud dalle strutture dello Stretto di Sicilia. Questo è il regno della temuta faglia “Ibleo-Maltese”, una sorta di grande spaccatura in seno alla crosta terrestre che dall’isola di Malta risale verso le coste sud-orientali siciliane e il versante orientali degli Iblei, i quali rappresenterebbero il blocco rialzato di questa importante struttura sismogenetica (un po’ come i monti Peloritani per la faglia di Messina-Giardini Naxos responsabile del terribile sisma del 28 Dicembre 1908).

La faglia “Ibleo-Maltese”, in realtà, non deve essere interpretata come un blocco unico che da Malta risale in direzione della Sicilia orientale (coste del ragusano, siracusano e catanese), altrimenti il rischio e il potenziale sismico sarebbe ancora più alto, con effetti a dir poco catastrofici non appena si riattiva un nuovo ciclo sismico. Ma è divisa in vari segmenti, ossia più faglie, dislocate fra gli Iblei e il tratto di fondo marino antistante le coste meridionali dell'Isola. La faglia più importante presente in questo settore è rappresentata dalla faglia occidentale che va ad estendersi parallelamente alla linea di costa per una lunghezza complessiva di oltre 45 chilometri. Stando ad alcuni studi della fine degli anni 90, questo segmento interessa l’intera crosta assottigliata del dominio ionico e, riattivando verso le sue porzioni meridionali la scarpata “Ibleo-Maltese”, interessa il fondo marino creando delle scarpate quasi rettilinee, caratterizzate da altezze che vanno dagli 80 ai 240 mt. Procedendo verso sud il sistema di faglie normali riprende una direzione prevalente verso NE e interessa le porzioni emerse dove esso è rappresentato dalla nota faglia di Avola e dalle faglie Rosolini-Pozzallo, ancora sotto studio.

La faglia di Avola si estende per oltre 20 km separando le montagne dalla pianura costiera. La faglia controlla la topografia del luogo ed è caratterizzata da una scarpata rettilinea che raggiunge altezze di oltre 290 mt ben visibili. A sud di Noto la deformazione viene distribuita in una serie di faglie normali, il segmento di Rosolini-Pozzallo, orientate con asse NE-SO. Questo sistema di faglie normali causa una intensa recinsione del reticolo idrografico nei settori rialzati. Queste faglie, inoltre, formano delle grandi scarpate rettilinee che raggiungono e superano una altezza di 70 mt nei pressi dell’abitato di Ispica. E' proprio lungo il tetto delle faglie appena descritte che si sono realizzati i terremoti più violenti e distruttivi della storia sismica d’Italia. Tra questi, gli eventi del 1169 e del 11 gennaio 1693, probabilmente il terremoto più violento avvenuto nel nostro Paese in epoca storica, con una magnitudo stimata sui 7.5 gradi Richter. In particolare le due scosse del 9 e 11 gennaio del 1693 furono talmente violente da devastare l’intera Sicilia sud-orientale, radendo al suolo molti centri abitati anche del ragusano. Da sottolineare pure come entrambi gli eventi, davvero fortissimi, siano stati accompagnati da un imponente tsunami che flagellò i villaggi costieri, specie nell'area di Capo Passero, cagionando centinaia di morti.

Nel 1169 le ondate sollevate dall’evento tellurico raggiunsero persino la città di Messina (che rimase danneggiata dal risentimento sismico), dove il mare superò agevolmente le mura che circondavano l’area abitata, penetrando fino all’entroterra. L’unico dubbio che emerge riguarda proprio lo tsunami che segui i gravi eventi sismici. Più recentemente la faglia “Ibleo-Maltese” si è resa protagonista di un importante evento sismico, ormai quasi del tutto dimenticato in ambito nazionale che alle ore 01:24 del 13 Dicembre 1990 interessò un’ampia parte della Sicilia sud-orientale. La scossa ebbe una magnitudo di 5.7 Richter e una durata di circa 45 secondi, fu seguita da un’altra scossa di assestamento il giorno 16. L’epicentro venne localizzato nel Golfo di Augusta, provocando 17 morti a Carlentini e centinaia di feriti e 15.000 senzatetto tra Augusta, Melilli, Sortino, Lentini e Francofonte.


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