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L'ipotesi della "patente" di vaccinazione per girare liberamente

Rispunta l’opzione di un certificato lasciapassare per le restrizioni

Rispunta l’opzione di un certificato lasciapassare per le restrizioni

 Il prossimo 2 dicembre il ministro della Salute, Roberto Speranza, presenterà un Piano strategico sulla vaccinazione che riguarderà anche il registro di chi si vi si sottoporrà: il database servirà all’Agenzia del farmaco per monitorare eventuali reazioni avverse e soprattutto capire se si sviluppano davvero gli anticorpi. E per quanto tempo. L’occasione, secondo alcuni media nazionali, potrebbe far tornare prepotentemente sul tavolo la questione del “patentino di immunità” come lasciapassare per i divieti. Non di chi è guarito dal Covid, di cui s’è persa traccia e che in molti casi non ha sviluppato un’adeguata copertura anticorpale riammalandosi, ma dei cittadini che sceglieranno di vaccinarsi. E con questo, necessariamente, anche di autorizzare il trattamento dei propri dati sensibili, naturalmente da parte solo dello Stato. In cambio di maggiori libertà in vaso di nuove future serrate.

Se non l’Italia, potrebbero richiederlo ad esempio alcuni stati esteri a turisti e lavoratori in arrivo da aree a rischio, per transitare sul loro territorio. Sono solo ipotesi al momento, su cui è certo che governo e Cts ragioneranno quando partiranno i primi vaccini, dati da tempo per imminenti, al massimo entro fine gennaio. Certo al momento non si sa neanche quanto durerà l’immunità del vaccino che prima o poi vincerà la gara in corso. Sembra scontato che debbano esserci almeno un paio di richiami a distanza di qualche mese.  “Dovrà essere vaccinato almeno il 70% della popolazione” per riuscire ad ottenere “un’immunità di gregge” stima Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione. Ovvero circa 40 milioni di persone. Anche per questo il governo, già in crisi con gli antinfluenzali, ha comunicato che non ci sarà l’obbligatorietà: un compito immane che al momento non è in grado di sostenere. 


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