Al setaccio chat, telefonate, geolocalizzazioni.
di Redazione
Campobasso – Il cellulare di Alice, la figlia maggiore della famiglia Di Vita, è stato acquisito per accertamenti irripetibili. È il nuovo elemento che emerge nell’inchiesta di Pietracatella, in provincia di Campobasso. S’indaga per la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara, 15, entrambe avvelenate con la ricina durante le festività natalizie. Nelle ultime ore è stato disposto l’esame, nell’ambito delle indagini sui medici, in cui la 19enne è parte offesa. Oltre al fascicolo della procura di Larino per duplice omicidio volontario – al momento ancora contro ignoti – s’indaga anche per omicidio colposo. Si punta ad accertare eventuali responsabilità dei sanitari dell’ospedale Cardarelli che aveva avuto in cura le due donne, morte poi nel giro di poche ore. Una il 27 e l’altra il 28 dicembre.
Nell’ambito di queste indagini, il 28 aprile saranno acquisiti i dati dello smartphone di Alice. Durante le fasi di ricovero di sua madre e sua sorella, è stata il collegamento tra la famiglia e l’ospedale. Già convocati i legali dei medici indagati. Si setacceranno chat, telefonate e anche ricerche online. Stando a quanto emerso, ci sarebbero anche dei messaggi in cui la ragazza commenterebbe l’operato dei medici e alcune note relative ai pasti consumati dalla famiglia nei giorni in cui sarebbe avvenuto l’avvelenamento. Sarà inoltre rilevata la posizione del dispositivo. Le ultime comunicazioni con le vittime potrebbero essere utili per analizzare l’operato dei medici.
L’accertamento sul dispositivo elettronico potrebbe dunque fornire elementi per ricostruire comunicazioni, abitudini e movimenti nei giorni immediatamente precedenti ai malori, in particolare tra il 23 e il 24 dicembre. Il medico legale Benedetta Pia De Luca ha convocato legali e consulenti delle parti per accertamenti sui vetrini istologici degli organi. Dal centro antiveleni Maugeri di Pavia è arrivata la conferma: “grave intossicazione da ricina”. Traccia non presente negli esami di Gianni Di Vita (padre e marito delle vittime) che però potrebbe essere entrato in contatto con la sostanza, considerando che anche lui – in quei giorni – si è affidato alle cure dei medici.
Nel frattempo, proseguono le audizioni in questura. Decine le persone sentite in quanto informate sui fatti. Da tempo, una delle piste principali è quella legata a persone che conoscevano la realtà familiare. Forse anche quella casa dove Antonella e Sara sono state avvelenate. Ed è per questo che gli inquirenti non tralasciano nulla. Tra le piste di particolare rilievo c’è anche quella informatica, con specifica attenzione alle ricerche online sulla pianta del ricino, effettuate in Molise nei mesi antecedenti al duplice omicidio. Risulterebbero delle ricerche in tal senso, effettuate proprio nei mesi scorsi. E mentre si prova a stringere il cerchio, negli ultimi giorni gli investigatori avrebbero effettuato verifiche anche presso l’istituto Agrario di Riccia. Qui, tra le attività didattiche, rientrano lo studio e la coltivazione di piante.
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