Crolla l'industria
di Redazione
Ragusa – E’ un quadro a tinte fosche quello che emerge dal rapporto sull’economia siciliana nel 2009 presentato oggi a Ragusa dalla Banca d’Italia. L’anno appena trascorso e’ stato contrassegnato da una crisi che ha colpito tutti i settori, soprattutto l’industria, con cali a doppia cifra nell’edilizia e nel turismo, mentre l’export e’ crollato. Per oltre il 50% delle imprese siciliane il fatturato tornera’ ai livelli pre-crisi solo nel 2012. Anche l’occupazione e’ diminuita per il terzo anno consecutivo.
Il Report
E’ un pianto greco il report della Banca d’Italia sull’economia siciliana nel 2009. Per tutti i comparti economici scatta l’allarme rosso ma quello a registrare il dato peggiore è l’industria dove l’indicatore relativo alla domanda è sceso del 25% e quello della produzione del 20%. E un’indagine condotta da Bankitalia su un campione di imprese industriali della regione, condotta tra marzo e aprile 2010, conferma il quadro congiunturale negativo. Secondo l’indagine il numero di occupati delle imprese contattate si è ridotto nel 2009 dell’1,9 per cento, il fatturato è diminuito in media del 3,4 per cento. La dinamica degli investimenti è risultata ancora negativa (-6,1 per cento), seppure con intensità inferiore a quella dell’anno precedente (-8,5%).
L’economia sicula è in crisi e spariscono i posti di lavoro. Per il terzo anno consecutivo il tasso occupazionale è in discesa registrando nel 2009 un – 1,1%, mentre la disoccupazione segna il record italiano d’aumento con un + 13,9%. Il calo dell’occupazione ha riguardato sostanzialmente i lavoratori maschi (-1,7%), mentre il numero di lavoratrici femmine è rimasto sostanzialmente invariato. Un dato veramente preoccupante della situazione lavorativa in Trinacria è quello del “lavoro disponibile inutilizzato”, ovvero i disoccupati scoraggiati che neanche cercano più lavoro, che fa schizzare la percentuale di disoccupazione al 19,5.
Se si pensa che la salvezza per la Sicilia possa essere il turismo bisogna ricredersi: gli arrivi nel 2009 sono diminuiti del 9,4 per cento, le presenze del 9,2. A significare che essere bravi solo a parlare di vocazione turistica, senza investirci mai veramente, è il tratto distintivo della nostra terra.
Se tutti gli indicatori economici sono in rosso unica voce in attivo, che vede un costante aumento, è quella relativa alla spesa pubblica. La spesa al netto degli interessi delle amministrazioni locali siciliane è stata pari, nella media del triennio 2006-2008, a 4.098 euro pro capite, superiore al dato nazionale (3.432) ma inferiore alla media delle regioni a statuto speciale (4.797 euro)”, è scritto nel report della Banca d’Italia.
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