Benessere Disturbi alimentari nei giovani

Bulimia e anoressia in aumento negli adolescenti

Nell’ultimo anno, i casi di anoressia e bulimia hanno avuto un notevole incremento, soprattutto tra i dieci-dodici anni.

Disturbi alimentari: anoressia e bulimia in aumento negli adolescenti

I disturbi alimentari sono un fenomeno molto diffuso, soprattutto tra le giovani adolescenti. Anoressia, bulimia e binge eating sono spesso dei meccanismi di difesa che usano il cibo per gestire stati d’animo complessi, come il senso di vuoto. Nel 2020, secondo i dati forniti dal Centro nazionale per il controllo e la prevenzione delle malattie, in Italia, i numeri sono alti. Nell’anno dello scoppio della pandemia di Covid-19, si parla di 230.458 nuovi casi solo nei primi sei mesi del 2020, contro i 163.547 dello stesso periodo del 2019. L’incremento riguarda tutta Italia ed è confermato anche dalle associazioni che accolgono ragazze e famiglie in difficoltà.

Nell’ultimo anno, i casi di bulimia e anoressia hanno avuto un notevole incremento, soprattutto tra i dieci-dodici anni, quindi molto prima. Smettere di mangiare significa smettere di avere voglia di vivere e le famiglie sono le prime a doversi chiedere perché». Chi ci sta attorno è portato a pensare che sia quello il problema, quando invece è solo il modo che abbiamo scelto per comunicarlo. In tutto questo, la famiglia ha un ruolo fondamentale. Essere un adolescente è difficile. Un adolescente non è più un bambino ma non è ancora un adulto
Con i mass media che li bombardano con immagini di bellezza impossibile, molti adolescenti lottano per accettare i loro corpi. È facile aspettarsi che i tuoi ragazzi si limitino ad accettarsi e condurre uno stile di vita sano ed equilibrato, ma i disturbi alimentari non sono qualcosa che gli adolescenti possono semplicemente scrollarsi di dosso. Ma i numeri sono in aumentano. L’anoressia nervosa negli adolescenti è uno dei disturbi alimentari più conosciuti in tutto il mondo.
Cos’è l’anoressia negli adolescenti?
L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare. Gli adolescenti che soffrono di questo disturbo hanno un senso distorto della propria autostima e dell’immagine di sé stessi. Anche se sono magri o di peso normale, pensano di essere sovrappeso. Questi ragazzi sono sempre alla ricerca di modi per perdere peso, e la maggior parte di questi come ben sappiamo sono molto pericolosi per la loro salute. I bambini che soffrono di anoressia tendono a limitare la loro dieta. Gli adolescenti anoressici tendono ad avere una relazione ossessiva con il cibo. Tendono a creare elaborati rituali alimentari e possono sentirsi timidi a mangiare di fronte ad altre persone. Molte anoressiche tendono anche a un eccesso di esercizio fisico per perdere peso.

I segnali dei disturbi alimentari negli adolescenti
I segnali per riconoscere tempestivamente un disturbo alimentare da un punto di vista medico sono:
Perdita di peso: in un’adolescente sana, questo può essere dovuto a riduzione del cibo in generale, ad un’eliminazione dei cibi molto calorici e ad un’eccessiva attività fisica.
Le abbuffate: sono presenti sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa nella quale le abbuffate sono spesso seguite da comportamenti di compensazione, per eliminare quanto introdotto. Durante l’abbuffata il paziente mangia in un tempo limitato una quantità di cibo significativamente maggiore della norma: il paziente ha la sensazione di perdere il controllo.
Perdita del ciclo mestruale: è un segno conseguente al sottopeso e specifico dell’anoressia nervosa. L’organismo entra in un energy-safe-mode in cui taglia tutte le attività non necessarie per dare la precedenza alla ricerca di cibo.
La ricerca scientifica dimostra che il periodo più critico di esordio dei disturbi alimentari è l’adolescenza, periodo in cui corpo e mente stanno subendo grandi cambiamenti.

Segnali del disturbo alimentare dal punto di vista psicologico
Esistono dei campanelli d’allarme da un punto di vista psicologico per riconoscere un esordio di un disturbo alimentare. Tra questi troviamo:
Preoccupazione eccessiva per la propria immagine corporea: si esprime con desiderio di magrezza, controllo frequente del peso, osservarsi spesso allo specchio, cambiare modo di vestirsi e un’eccessiva sensibilità alle critiche e osservazioni degli altri. Nei giovani che sviluppano anoressia nervosa può portare all’intraprendere una dieta estrema e ad essere appassionati ad ambiti (come ad esempio la cucina) a cui prima non facevano caso.

Ritiro sociale: parte dalle situazioni che coinvolgono il cibo per poi estendersi a domini di vita sempre più ampi. Viene evitata qualsiasi attività o interesse che prima veniva eseguito con entusiasmo. Nelle pazienti con bulimia nervosa questo comportamento può essere associato a sensazioni di disgusto verso sé stesse legate alla perdita di controllo.
Cambiamenti nella personalità: tono dell’umore instabile, rabbia elevata, pianti frequenti. Può essere osservato frequentemente un pattern depressivo nei soggetti che ricorrono alle abbuffate; l’ansia e i sintomi ossessivi, invece, sono propri di pazienti con restrizioni.
È importante osservare questi problemi all’esordio perché l’individuazione precoce di un problema alimentare è il miglior predittore di una prognosi positiva.

È importante richiamare l'attenzione sui disturbi della nutrizione e dell'alimentazione negli adolescenti nel corso della pandemia da COVID-19 per quattro motivi principali:
il rischio di ricaduta o il peggioramento della patologia
l’aumento del rischio di infezione da COVID-19 tra chi soffre di disturbi dell’alimentazione
la possibile comparsa di un disturbo dell’alimentazione ex novo o comportamenti di addiction
l’inadeguatezza dell’offerta di trattamenti psicologici e psichiatrici nel corso dell’emergenza COVID-19.
Il rischio di ricaduta o peggioramento della patologia
La paura di infezione e l’isolamento sociale possono aumentare il rischio di ricaduta o peggiorare i disturbi dell’alimentazione. In generale, le imposizioni suscitano in queste persone disagio e rabbia e incrementano il desiderio di non rispettare le regole.
La paura di un contagio si associa spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione che, per le persone con un disturbo dell’alimentazione, conduce a un ulteriore aumento delle restrizioni alimentari (o di altri comportamenti estremi di controllo del peso) o, all’opposto a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata.
L’isolamento prolungato ha limitato la possibilità di praticare attività fisica e aumentato il timore di prendere peso, portando a ulteriori restrizioni dietetiche.
Le abbondanti scorte alimentari presenti in casa facilitano le abbuffate e alimentano una serie di meccanismi per il controllo del peso (uso di diuretici e lassativi, vomito indotto).
La forzata e prolungata convivenza con i familiari può generare o accentuare le difficoltà interpersonali, che possono contribuire al mantenimento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione.
L’isolamento sociale Lo stress innescato dalla pandemia può accentuare la severità di comorbilità psichiatriche.
Le persone sottopeso che soffrono di un disturbo dell’alimentazione sono esposte a maggior rischio di complicanze mediche, a un maggior rischio di infezione, a un maggior rischio di avere un decorso grave (per approfondire leggi Psychology Today).

Come superare i problemi legati a bulimia e anoressia
Per questi pazienti il problema alimentare rimane una fragilità che però può essere gestita grazie ad un percorso terapeutico. Lo stato mentale corrispondente al disturbo può però riattivarsi in determinate condizioni e i pazienti vengono istruiti a mettere in atto determinate strategie, ma se queste falliscono è possibile una ricaduta. Bisogna distinguere, però, tra una scivolata ed una ricaduta: la prima è un comportamento specifico, mentre la seconda consiste in una serie di comportamenti che permangono nel tempo.

L’ABA e Fabiola De Clerq
L’ABA è l Associazione Bulimia Anoressia, fondata da Fabiola De Clercq, scrittrice che ha provato sulla sua pelle i disturbi alimentari, raccontati nel suo libro di diversi anni fa, Tutto il pane del mondo.
«Dalla fine del primo lockdown, ma soprattutto dalla scorsa estate, il telefono ha iniziato a suonare ancora più insistentemente rispetto al passato. E i toni di chi chiama si sono fatti più decisi. Se prima l’approccio iniziale era quello di volere informazioni generiche, adesso arriva immediatamente la richiesta di aiuto, come se si percepisse l’urgenza più di prima».
 


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