Benessere Frutta tropicale

Frutta tropicale: perché integrarla nella dieta

Ora i frutti ex-esotici arrivano dalla Sicilia e dalla Calabria. Ecco perché assumere frutta tropicale fa bene.

L’importanza della frutta tropicale nella tua dieta

Nutrirsi in modo sano è una parte molto importante di uno stile di vita salutare. La frutta è essenziale alla nostra dieta, perché contiene molte vitamine, minerali, carboidrati e fibre compresa la frutta tropicale, che sta diventando sempre più presenete sulle nostre tavole. Da perfetti sconosciuti l’avocado e la papaya, il mango e l’annona hanno conquistato un posto stabile sulle nostre tavole. Ora i frutti ex-esotici arrivano dalla Sicilia e dalla Calabria. E gli esperti ne promuovono le proprietà nutrizionali. Scopriamo insieme l'importanza di inserirla nella nostra dieta.

Per frutta tropicale si intende generalmente la frutta tipica dei paesi tropicali o comunque paesi lontani. Questo tipo di alimento si caratterizza per un alto contenuto di acqua, vitamine e minerali, che la rendono particolarmente dissetante e rinfrescante. Dal sapore davvero avvolgente, la frutta esotica sprigiona tutto il suo sapore e le sue potenzialità soprattutto in estate ma nulla vieta di consumarla anche in inverno. Alcuni frutti tropicali vengono ormai coltivati anche nel nostro Paese. Generalmente è possibile trovare avocado, banane, frutto della passione e mango di origine Italiana. Nei campi siciliani troviamo l’avocado, tipico dell’America centrale. In quelli calabresi l’annona, originaria delle Ande equatoriali. Ed è un bene. Secondo uno studio pubblicato a novembre 2020 su "People and Nature", se in tutto il mondo si coltivassero più alberi da frutto tropicali, ne beneficeremmo in tre modi: contrasto al cambiamento climatico, dieta globale più salutare e riduzione della malnutrizione.
E in Italia ci stiamo adeguando. Avocado e annona sono, infatti, solo due dei frutti tropicali che hanno iniziato a essere coltivati nel sud del paese nell’ultimo ventennio assieme a mango, papaya, frutto della passione, litchi, zapote nero, sapotiglia e molti altri. Ancora scarsamente diffusi nella grande distribuzione, si vendono soprattutto nei mercati locali e online, dove si possono acquistare tramite e-commerce. In tavola, invece, si portano da tempo.

Avocado Italiano o d'importazione?
A fare da apripista con l’appellativo di superfood è stato l’avocado, ma sempre più ricette, sia casalinghe che stellate, coinvolgono frutti esotici perché considerati buoni e sani. Al supermercato si trovano principalmente quelli importati, ma sei italiani su dieci acquisterebbero mango e avocado nostrani, mentre il 71% dei cittadini sarebbe disposto a pagare di più per avere la garanzia della loro origine nazionale (dati Coldiretti-Ixè). Una scelta guidata da un’idea di maggiore freschezza e sicurezza del prodotto italiano, ma più che per motivi nutrizionali, "la frutta tropicale made in Italy andrebbe sostenuta per motivi ambientali", sottolinea Laura Rossi, ricercatrice e nutrizionista del Crea. "Si dice spesso che un frutto importato perda nutrienti durante il tragitto, ma non è sempre vero. Ovviamente possono esserci variazioni, ma sono legate più al terreno di coltivazione che alle modalità di distribuzione. Quindi, se esistono prodotti italiani il cui acquisto fa minori danni ambientali, ben venga".

I frutti tropicali sono buoni e fanno bene
Sui benefici nutrizionali, nessun dubbio: come tutta la frutta anche gli esotici sono ricchi di sostanze benefiche per l’organismo e, abbinati ai prodotti locali, possono ampliare il parterre di antiossidanti che assumiamo attraverso la dieta. "Oltre ai nutrienti base, quindi acqua, zuccheri e fibra, contengono un quantitativo discreto e variabile di composti bioattivi, come vitamine, sali minerali e antiossidanti, a seconda del loro colore", continua l’esperta del Crea. "Ad esempio una papaya e un mango sono arancioni, quindi fonte di betacarotene come un’albicocca e una pesca; mentre i frutti più scuri, come lo zapote nero, contengono antocianine, di cui sono ricche anche more e uva rossa. L’avocado, invece, ha un profilo nutrizionale simile a quello dell’olio d’oliva perché ricco di acidi grassi insaturi buoni per l’organismo".

Il cambiamento climatico ne ha incentivato le coltivazioni
Secondo uno studio Coldiretti, ad aver alimentato le coltivazioni di frutti tropicali in Italia non è stata solo la passione dei consumatori, ma anche il cambiamento climatico. I dati sono eloquenti: nell’Italia meridionale si è passati da pochi ettari a oltre 500 a loro destinati, con un incremento di 60 volte nel giro di cinque anni. Al primo posto la Sicilia, che coltiva specialmente avocado e mango nelle zone dell’Etna, Messina e Acireale; poi la Calabria, dove l’annona, frutto che fuori ricorda una pigna ma dentro una pera, e altre varietà trovano un habitat favore favorevole lungo le coste.
Clotilde Crispo, proprietaria dell’azienda agricola Anoneto dello Stretto a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), ha piantato la sua prima annona circa ventisei anni fa, ma «all’inizio il clima era meno favorevole e bisognava lottare molto per mandare avanti i frutti a causa del vento. Negli ultimi dieci anni, invece, è più umido, caldo e meno ventoso, un clima più favorevole ai frutti esotici che agli agrumi». E ora ne ha fatto persino una marmellata: Annonata, l’ha chiamata.
Salutari ma con notevoli esigenze idriche
Per Francesco Sottile, docente di Coltivazioni arboree all’Università di Palermo ed esponente del comitato esecutivo Slow Food Italia, il fenomeno dei frutti esotici nostrani non è necessariamente connesso al cambiamento climatico: "In Calabria si trovano nicchie ecologiche adatte all’annona perché è un frutto con meno esigenze climatiche rispetto ad altre specie tropicali. In Sicilia, invece, l’avocado si coltiva da decenni e la presenza dei frutti esotici si deve più alla lungimiranza di alcuni coltivatori che al cambiamento atmosferico. Questo perché la Sicilia è un piccolo continente e, con i suoi climi diversificati a seconda della zona, si presta a svariate coltivazioni. È un bene perché i tropicali sono di grande interesse gastronomico e salutari. L’unico dubbio riguarda le loro notevoli esigenze idriche, che potrebbero renderne la diffusione scriteriata nel sud Italia poco sostenibile".
Avocado, vitamine e anti-ossidanti da spalmare sulla pelle

La coltivazione dell'avocado in Sicilia
Lo sa bene Andrea Passanisi, che a Giarre, alle pendici dell’Etna, è stato uno dei primi ad avviare la coltivazione di avocado sull’isola, dopo i primi esperimenti degli anni Sessanta. "La nostra zona è ideale perché l’Etna catalizza le nuvole e rende l’area costantemente piovosa e umida. Siamo certificati bio perché non utilizziamo diserbanti e il nostro terreno è profondo, sabbioso e ricco di nutrienti per il frutto".Oggi la sua "Sicilia Avocado" collega oltre 30 produttori e vende online in tutta Italia, anche a chef stellati milanesi. Il prodotto più acquistato rimane l’avocado, ingrediente versatile in cucina, mentre gli altri tropicali trovano spazio soprattutto a fine pasto, come frutta, nei dolci oppure a merenda: il frutto della passione, ad esempio, si può mangiare con un cucchiaino, il litchi sembra fatto apposta per addobbare la tavola delle feste.
Li conoscete  gli ortaggi esotici?
"Maracuja e litchi sono altre due specie che stanno prendendo piede, ma oltre agli alberi da frutto – conclude l’esperto Slowfood – sono interessanti anche le coltivazioni di ortaggi esotici, come la melanzana etiope e il gombo, che iniziano a diffondersi e a incuriosire i consumatori". Considerando che ogni giorno andrebbero consumate cinque porzioni di frutta e verdura, andare alla scoperta di vegetali esotici può essere un espediente per raggiungere l’obiettivo. Meglio ancora se non devono attraversare gli oceani per arrivare in tavola. C’è poi la questione della stagionalità. Visto che questi frutti si coltivano in tutto il mondo è difficile parlare di un periodo specifico per la raccolta. Un esempio è il mango: in Brasile, paese dalle tante variazioni climatiche, è di stagione tutto l’anno, ma da agosto a novembre si può gustare anche il frutto che arriva dalla Sicilia.


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