di Redazione
Contrordine compagni, si diceva un tempo. Ora non più perché non ci sono i compagni ma ci sono i contrordini. Ne sono capitate di tutti i colori in questo scorcio di vigilia elettorale e ne vedremo ancora. Allora, dobbiamo aggiornare l’informazione. Il centrodestra è tornato in alto mare, navigano a vista e non hanno il radar, c’era il capitano sulla tolda, solo lui ed aveva la vista corta. E allora la nave si è arenata sullo scoglio affiorante. Non ci si può arenare su un scoglio? Certo,, ma questa è la Sicilia, ci si arena sugli scogli da queste parti.
L’accordo fra PDL e MPA è saltato, Raffaele Lombardo non è più il candidato del centrodestra. Dubitiamo che resista l’apparentamento fra Lega Sud e PDL dalla Toscana in giù, a questo punto.
Perché è saltato tutto? Gianfranco Miccichè ha puntato i piedi, non ne vuole sentire di fare un passo indietro.
E Silvio Berlusconi? Non ne vuole sentire di sacrificare Gianfranco Miccichè.
Ma come, direte, Raffaele Lombardo aveva riferito ieri tutto il contrario, Calderoli fino al pomeriggio di mercoledì 20 febbraio giurava e spergiurava che l’accordo era stato chiuso, che l’MPA entrava nella grande famiglia del centrodestra a pieno titolo. Tutto OK e tutti a far festa. Anche Totò Cuffaro che non sopporta Miccichè, ma vuole bene a Raffaele, che è amico suo da una vita e che aveva già designato quando non se ne parlava nemmeno della Presidenza della Regione e non era accaduto niente che potesse porre ostacoli alla candidatura.
Lombardo ha capito male? E’ sorto qualche equivoco o non avevano affatto chiuso e Lombardo pensava invece che tutto fosse ormai tranquillo? Conoscendo Lombardo, non si può essere concordi con questa versione dei fatti, che cioè Lombardo abbia capito lucciole per lanterne. Non gli è mai capitato e non vedo perché avrebbe dovuto capitargli in questa circostanza. Con tutto il rispetto per il Cavaliere, il siciliano non è affatto fesso.
E se non è fesso e non ha capito male che cosa è successo?
Azzardiamo, perché non possiamo fare altrimenti, l’ennesima ipotesi: dietro Miccichè c’è sempre stato il Cavaliere. In tutte le sue iniziative c’è stato lui. La versione di Mannino torna d’attualità, dunque. Il senatore ha affermato nei giorni scorsi che il Cavaliere ha usato Micciché per far pendere una spada di Damocle sul capo degli amici-nemici siciliani, MPA-UDC. Uno strumento per scardinare il patto di ferro, un cuneo per entrare in casa altrui. Difatti, in casa altrui ci sono entrati senza bussare, altrimenti non si capisce che cosa sia successo a Catania e a Enna, soprattutto a Catania dove i due esponenti di maggiore spicco, Drago e Mancuso, hanno marcato visita quando sono stati chiamati da Cuffaro e sono passati armi e bagagli, come niente fosse, in casa PDL dopop la designazione di Lombardo da parte dell’UDC. Subito dopo dalle periferie sono arrivate voci di altre defezioni che hanno preoccupato Lombardo, al punto da sollecitargli iniziative urgenti, chiudere con Silvio Berlusconi e subito.
Una manovra a tenaglia dunque, del PDL, che avrebbe dovuto ingabbiare la Sicilia e condurla dove Berlusconi avrebbe voluto che andasse, cioè alla candidatura di Miccichè.
E tutti, a Palermo e dintorni, a cercare d’interpretare Miccichè. Disobbedisce, resiste, fa finta di resistere, dove vuole arrivare, quali sono le intenzioni vere? Domande su domande, tempo perso. La road map l’avevano già progettata e la stavano seguendo. Non era stata sottoposta a Raffaele Lçombardo, questo sì. E come avrebbero potuto? E’ lui che doveva esser convinto ad entrare nella famiglia PDL con un drappello di deputati, ma senza la Regione Siciliana. Questa non avrebbe dovuto fare parte del “pacchetto”.
E’ciò che ci hanno raccontato, ci siamo approvvigionati a fonti diverse, che consideriamo attendibili, quanto lo possono essere gli uomini che esercitano la nobile arte della politica. Se ci hanno riferito informazioni sbagliate le correggeremo immediatamente.
Ci hanno riferito che le prossime 48 ore saranno cruciali: venerdì il nodo sarà sciolto. Lombardo ha dovuto lasciare Roma perché il padre stava male, e questa è una cosa seria, che non ha niente a che vedere con il resto. A Roma, però, la partita si continua a giocare, con Miccichè che vigila e il Cavaliere che tenta di arrivare all’obiettivo.
Forse l’avete dimenticato, ma è stato lui, Silvio Berlusconi, a designare Miccichè come candidato per la Presidenza della Regione siciliana, non altri. Sorprendendo tutti.
Chi vivrà, vedrà.
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