Attualità
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27/02/2008 15:02

Berlusconi: Non succederà, ma se vince Veltroni gli italiani se la cercano

di Redazione

Il primo problema da affrontare è quello dei rifiuti di Napoli, poi l’abolizione completa dell’Ici, la detassazione degli straordinari, i sostegni per la famiglia con il bonus bebè. Ecco i punti chiave che Silvio Berlusconi cercherà di realizzare nei primi 100 giorni di governo, se vincesse le elezioni. Anzi, senza se: “Tolga il se, dato che ahimè avremo la responsabilità di governare…”, dice il leader del Popolo della Libertà a un radioascoltatore nel corso di Radio anch’io.
Sondaggi alla mano, programma ormai steso, il Cavaliere è insomma sicuro della vittoria: “Io sono qui solo per spirito di servizio. Penso francamente che sia inutile fare una campagna elettorale, non vedo come dopo il governo Prodi gli italiani possano avere ancora fiducia nelle capacità della sinistra. Se però gli italiani dovessero far vincere Veltroni” puntualizza l’ex premier “allora vorrà dire che se la saranno cercata e se lo meritano…”.
E nel citare l’ex sindaco di Roma, il Cavaliere ribadisce un concetto chiaro e caro: non esiste possibilità che vinca qualcun altro dei partiti che si presenteranno il 13 e il 14 aprile.
“Io non ho parlato male di Casini” puntualizza Berlusconi, tornando sulla questione Udc e la cessata alleanza con Pier Ferdinando Casini, “la realtà è che hanno possibilità di vincere solo due forze politiche: il Pdl con il 46% nei sondaggi e il 36% il Pd. Le altre formazioni politiche hanno solo il problema di superare la soglia per avere deputati e senatori. Noi pensiamo che i voti dati in quella direzione favoriscano la frammentazione e non la possibilità di governare. È una cosa ovvia che non può essere discussa né negata”.
E a chi gli fa notare che sostenendo il MpA di Raffaele Lomabrdo, in Sicilia il Pdl sta a fianco dell’Udc, risponde: “Ho grande fiducia in Raffaele Lombardo e sono molto soddisfatto” per l’alleanza “con una forza autonomista” come il Movimento per l’Autonomia; ma, aggiunge: “Noi non siamo alleati con l’Udc, noi abbiamo dato il nostro sostegno a Lombardo e al suo movimento ed è Lombardo che avrà il voto dell’Udc, mentre noi non abbiamo nessuna alleanza con l’Udc, così come non ce l’abbiamo su tutto il territorio nazionale, al contrario della sinistra che, mentre dichiara di aver rotto con la ‘cosa rossa’, poi invece si presenta alleata con la sinistra in tutte le elezioni amministrative”.
E dopo essersi detto disposto a un confronto televisivo con gli altri candidati premier, l’ultima stoccata del Cavaliere è per Antonio Di Pietro: “Io ho orrore di Di Pietro e lo dico alto e forte”, perché il leader dell’Idv è “il campione delle manette”. Quindi: l’alleanza tra Veltroni e Idv: “significa che c’è nel Pd una cultura giustizialista che non è venuta meno”.

Intanto, a Palazzo Grazioli, si lavora su tavoli paralleli per trovare la quadra su candidature e programma. Di quest’ultimo (10 punti, chiamati da Tremonti il “decalogo”) stanno andando alle stampe le bozze. Sono trenta cartelle un preambolo in cui si dice chiaramente che i valori del Pdl sono quelli del Ppe, una conclusione su fattibilità e sostenibilità economica delle proposte. La presentazione avverrà a giorni a Roma ma, nel prossimo week end, il testo sarà oggetto di una grande consultazione popolare organizzata negli 8000 gazebo del nuovo partito in tutta Italia. Ai cittadini verranno proposte soluzioni diverse su tre temi “caldi”: sicurezza, famiglia, sviluppo. E in base alle loro risposte il “decalogo” del Pdl verrà ritoccato. Fissa invece l’immagine che campeggia sugli opuscoli per gli italiani con l’invito di Berlusconi a seguirlo in una nuova “grande avventura rivoluzionaria”. E per non farsi superare dal bus veltroniano, ecco i 200 camper per la campagna elettorale.
Tra le poche certezze, sul tavolo delle liste, c’è soltanto che Silvio Berlusconi sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni e Gianfranco Fini numero due. Per il resto la situazione è ancora di stallo. E non tanto, o non ancora, sui nomi ma sulle quote che spettano alle due principali formazioni politiche. Il Cavaliere ha in mente una ripartizione che assegni il 75% dei posti agli azzurri e il restante 25 agli aennini (con un rapporto di 3 a 1). Ma l’ex vicepremier si oppone e chiede che la distribuzione sia 60% Forza Italia e 40 Alleanza Nazionale. Insomma, la quadra non c’è ancora. Anche perché i piccoli partiti che hanno aderito al Pdl sono sul piede di guerra. In prima fila Michela Vittoria Brambilla, che ha chiesto almeno 25 seggi per gli uomini e le donne dei Circoli della Libertà, una proposta che ha mandato su tutte le furie i colonnelli azzurri.

Gli altri – dalla Dca di Rotondi a Dini, da Giovanardi alla Mussolini, passando per i Riformatori Liberali di Dini e i Pensionati – pretendono posti sicuri. E non vogliono finire in fondo alla lista rischiando così di restare fuori dal Parlamento.
Il puzzle è ancora tutto da risolvere, insomma, tanto che il vertice di martedì a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Fini e i capigruppo è stato del tutto interlocutorio.