Attualità
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27/02/2013 21:20

Bersani, la Sinistra in cerca d’autore

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L’Italia nell’occhio del ciclone

di Un Uomo Libero.

Pierluigi Bersani
Pierluigi Bersani

Dopo lo stupore iniziale suscitato dal risultato delle elezioni italiane del 24 febbraio scorso, l’uomo della strada, i Media, le Cancellerie internazionali di tutto il mondo si pongono insieme la fatidica domanda: “E ora?”

Né vinti né vincitori. O meglio un vincitore c’è e non è Grillo ma Pirro.

Berlusconi non era proprio un giaguaro, come tutti ridendo con sufficienza pensavano, ma una tigre e la zampata è stata letale per il suo domatore.

Bersani è il volto stesso di una Sinistra in cerca da troppi anni del suo Autore. Il volto di chi ha perso identità e storia per un Alzheimer delle coscienze troppo a lungo trascurato e ridicolizzato.

Il Segretario del Partito Democratico avrebbe dovuto da tempo saggiamente andare in pensione e così pure i D’Alema, i Fassino, le Camusso, di craxiana memoria, tutta gente che ormai non ha più motivo di esistere in un partito democratico della sinistra nel quale la Bindi ha convissuto allegramente con la Turco e Franceschini con la Finocchiaro. Un’ammucchiata degna del peggiore circo equestre della storia. Ma tanto Bersani quanto gli altri non lo capiranno mai che dovranno farsi da parte (perché questa oggi sarebbe l’unica mossa intelligente e possibile). Continueranno con la vecchia corte di nani e ballerini aspettando che il PD sia travolto, come un nuovo Titanic, dall’onda lunga della rivoluzione grillina.

Oggi l’Italia comunque si lecca le ferite. Lo fa nel D-Day guardandosi le mani sempre più vuote e, soprattutto, piangendo la frustrazione dei figli per una speranza negata che non sappiamo a quali scenari la potrà condurre.

Le borse all’apertura hanno continuato a perdere selvaggiamente. In picchiata tutti i vari spread e rendimenti, una preoccupazione (per non dire panico) fra gli speculatori internazionali e l’ottusa pretesa, riconfermata fino a stamattina dal ministro dell’economia tedesco Philipp Rössler, di chiedere al Nostro Paese l’impossibile: continuare, cioè, a stringere la cinghia sulla strada di una politica riformista e assassina che già ha dimostrato di essere sbagliata e inutile.

“Sbagliata” è l’aggettivo usato dall’economista francese Charles Wyplosz in un’intervista riportata oggi dal “Clarín”, il prestigioso periodico argentino. “La tesi della Commissione Europea secondo la quale una politica di rigore generi crescita è fondamentalmente sbagliata. Il problema non riguarda la produzione bensì la domanda.”

Il dito d’accusa non solo del Clarín ma anche di altre autorevoli testate europee e transoceaniche è puntato spietatamente contro la Merkel, che dovrà essere riconfermata per un terzo mandato a settembre dai tedeschi, e contro Monti, un professore dall’abilità e dalle competenze specifiche molto discutibili e dubbie.

I giornali spagnoli questa mattina si limitavano a registrare i fatti italiani, preoccupati com’erano dall’effetto contagio che poteva affossare la borsa di Madrid.

El País sottolineava, invece con molta arguzia, in un articolo di Pablo Ordaz che gli Italiani hanno voluto lanciare due messaggi chiari all’Europa e al mondo. Il primo che non si può fare politica fregandosene di tutto e della gente. Il secondo che la democrazia, per difettosa che possa essere, ha sempre in sé un meccanismo “antirapina” che funziona come un occhio vigile. Quando, infatti, qualcuno (che lo faccia da Bruxelles o da Berlino, poco importa) vuole eludere questo controllo, si sbaglia e prima o poi finisce per rimetterci le penne.