Economia
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25/07/2026 14:54

Blackout nel Ragusano, il conto lo pagano i consumatori: rimborsi dovuti, ma serve una nuova rete elettrica

Siamo davanti a un limite strutturale.

di Redazione

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Ragusa – Ogni estate la storia si ripete. Basta un’ondata di caldo, un picco di consumi, qualche condizionatore acceso in più, e in provincia di Ragusa tornano blackout, interruzioni e cali di tensione. Da Pozzallo a Modica, dalle campagne di Scicli a Marina di Ragusa, fino a Scoglitti, il copione è sempre lo stesso.

La spiegazione ufficiale arriva puntuale: la domanda di energia cresce oltre le previsioni. Ed è vero. Ma è una giustificazione che non regge più. Se un fenomeno si ripete con la stessa puntualità ogni estate, non siamo davanti a un’emergenza. Siamo davanti a un limite strutturale.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato, giustamente, sulla produzione di energia. Fotovoltaico ed eolico sono investimenti indispensabili e rappresentano una scelta strategica per il futuro. Molto meno, invece, si è parlato della rete che quell’energia deve trasportarla. Eppure è proprio lì che si misura l’efficienza di un sistema elettrico.

Una rete di distribuzione non può essere progettata per i consumi di quarant’anni fa e pretendere di sostenere quelli di oggi. Le abitazioni sono cambiate, le imprese sono cambiate, perfino le automobili stanno cambiando. Aumentano le pompe di calore, le cucine a induzione, la climatizzazione, la mobilità elettrica. Crescono i consumi, ma le infrastrutture, in troppi casi, sembrano rimaste ferme a un’altra epoca.

Il vero collo di bottiglia della transizione energetica non è la produzione. È la distribuzione. Sono le cabine, i trasformatori, le linee di media e bassa tensione, gli investimenti che per troppo tempo sono stati rinviati.

Per questo il tema non riguarda soltanto il disagio di restare senza corrente per qualche ora. Riguarda la competitività delle imprese, la qualità dei servizi, l’attrattività del territorio e, in definitiva, la credibilità stessa della transizione energetica.

Servirebbe un piano straordinario di ammodernamento delle reti elettriche, capace di guardare ai prossimi trent’anni e non ai trent’anni trascorsi. Perché continuare ad aumentare la capacità di produrre energia senza rafforzare la rete che deve distribuirla significa riempire un serbatoio collegato a una tubatura arrugginita e piena di buchi.

La domanda, allora, è inevitabile. A cosa serve inaugurare nuovi impianti se poi, nelle giornate in cui l’energia serve davvero, le luci si spengono?

Ai consumatori spettano i rimborsi previsti per le interruzioni del servizio. È un principio corretto: chi subisce un disservizio deve essere tutelato. Ma un indennizzo non può diventare l’alibi per non affrontare il problema alla radice. Un rimborso ripaga un disagio, non sostituisce una rete efficiente.

Una rete elettrica che entra in crisi ogni estate non è un incidente di percorso. È il segnale che gli investimenti hanno seguito una direzione incompleta: si è pensato troppo alla produzione e troppo poco alla distribuzione.

Perché una provincia che produce energia ma resta al buio quando cresce la domanda non ha un problema di produzione: ha un problema di infrastrutture. Ed è da lì che deve ripartire la vera transizione energetica. Con le luci accese, non spente.