Cultura
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19/11/2009 01:29

Bufalino in officina a litigare su Sciascia

di Ottavio Cappellani

Catania – Premetto: questa è un’intervista rubata, due chiacchiere al bar davanti a una coca cola, di quelle che non si dovrebbero pubblicare. Ma oramai sono mesi che su internet circola l’Ansa, e solo quella, che recita laconicamente: «Battiato sta lavorando a un documentario su Bufalino…», e i fan sono in subbuglio.

Incontro Franco Battiato in un locale di Catania, lui è in partenza per Los Angeles, dove (all’Usc, School of cinematic arts) saranno esposti i suoi dipinti e proiettati i suoi film e dove (domenica prossima) si esibirà nella rassegna Hit Week L.A. salendo sul palco del Broad Stage di Santa Monica («La volta scorsa che ci sono andato, a causa del jet-lag, mi addormentavo parlando con le persone. Voglio dire: non è che mi veniva sonno, mi addormentavo proprio di colpo. Anche se come sai sono contrario, stavolta probabilmente mi prenderò una pastiglietta per dormire sull’aereo»).

 Stanno per proiettare alcune pellicole scelte da Enrico Ghezzi. Battiato è in compagnia di Fabio Bagnasco e Massimiliano Pollina, la coppia della Kasba Comunicazioni che, nell’ambito dell’APQ tra la Regione Sicilia e il ministero dei Beni culturali, sta producendo il documentario su Gesualdo Bufalino, l’autore di Diceria dell’untore, con la regia di Battiato, le cui riprese sono da poco finite e in attesa di montaggio. Quindi ne approfitto.

 Il grande vecchio. L’immaginario italiano vuole un grande vecchio della cultura siciliana. Leonardo Sciascia, poi Gesualdo Bufalino, poi Andrea Camilleri, esseri pensosi e siciliani che con atteggiamento siciliano discettano sulle cose del mondo.

 (Ride): «È vero. Il vecchio siciliano si porta. Bufalino aveva una sorta di venerazione per Sciascia. Una volta stava per picchiare un meccanico che gli stava riparando l’automobile».

 Stava per picchiare un meccanico?

 «Ma non era da solo. C’era anche Guccione».

 Piero? Il pittore?

 «Lui. Allora: Guccione passa a prendere Bufalino. Hanno appuntamento con Leonardo Sciascia. Immaginali nella macchinetta attraversare l’entroterra siciliano. Nella strada per Palermo la macchina, ovviamente, si fonde».

 Probabilmente stavano parlando di cose così siciliane che Guccione (Bufalino non guidava) si sarà dimenticato di cambiare la marcia. Cicale, sole, spighe di grano. E loro due, con la macchina fusa, in mezzo alla strada, in maniche di camicia e pantaloni con la piega. Molto siciliano.

 «Esatto. Riescono a farsi trainare da un meccanico. Un meccanico siciliano. Che si mette a riparare la macchina in maniera siciliana».

 Lo dico io o lo dici tu?

 «Lo dico io: lenta. Lenta e pensosa».

 Al che?

 «Al che Bufalino e Guccione prima guardano interessati il meccanico che lavora. Ma a un certo punto si rendono conto che il meccanico siciliano è troppo siciliano. E iniziano ad agitarsi: “Senta, non potrebbe spicciarsi?” (“fare più velocemente” in siciliano). “No che non posso, ci vuole il tempo che ci vuole”, risponde quello. “Ma noi abbiamo un appuntamento importante”. “E che ci posso fare io?”, continua il meccanico armeggiando con calma siciliana intorno al motore. “Ma lei non si rende conto – dice Bufalino alzando la voce – lei non sa con chi abbiamo appuntamento noi!”. Il meccanico tira fuori lentamente la testolina dal vano motore, li guarda, incrocia le braccia: “Importante quanto?”. Bufalino guarda Guccione con gli occhi che gli escono di fuori. “Come importante quanto? Importantissimo! Il siciliano più importante”. “Come si chiama?”. “Leonardo Sciascia!”. “E chi minchia è?”, dice il meccanico rimettendosi a lavorare».

 Interviste, filmati d’epoca, luoghi, ma anche aneddoti. In effetti l’idea di fare girare il documentario a Battiato è considerevole: il racconto della vita di Gesualdo Bufalino viene liberato da ogni sorta di timore reverenziale: Bufalino e Guccione che vogliono picchiare un meccanico a causa di Leonardo Sciascia è un’immagine meravigliosa, che mi riconcilia con la cultura siciliana nonostante la retorica ammorbante che ruota intorno alla sapienza sicula.

 Guerra tra donne. La sceneggiatura è di un altro “grande vecchio” siciliano, Manlio Sgalambro, appartato e solitario (è appena uscito da Adelphi il suo ultimo libro Del Delitto) e sarà parecchio interessante vedere come Sgalambro racconterà di Bufalino, dato che la sua posizione sul “romanzo” è nota: «Poche idee raccontate attraverso grandi menate», più o meno. Ma nella storia di Bufalino, di vecchi scrittori e di Sicilia, si intravede in filigrana anche una meravigliosa guerra tra donne editoriali: Elvira Sellerio e Elisabetta Sgarbi. La Sgarbi ruba Bufalino alla Sellerio e la Sellerio le restituisce il favore inventandosi un altro grande vecchio che prende il posto del primo.

 «Lo sai come è nato il rapporto editoriale tra Bufalino e Elisabetta Sgarbi?», mi dice Battiato.

 Con un anticipo?

 «Elisabetta era giurata del premio Campiello. Suo fratello Vittorio le aveva imposto di votare Anna Banti. Elisabetta si legge tutti i libri in cinquina, tra i quali c’era anche Diceria dell’untore di questo esordiente di 61 anni. E lo vota. Bufalino vince il Campiello per un voto. Seconda arriva Anna Banti. In un certo senso è stata Elisabetta a lanciare Bufalino».

 Non resisto. Devo chiederglielo, prima di andare. Il ministro Brunetta si è scagliato contro le élite. Negli anni Settanta c’eravate tu, Roberto Calasso, Fleur Jaeggy, Giangiacomo “Osvaldo” Feltrinelli, Alberto Arbasino. Ma secondo te, che hai attraversato l’epoca della vera élite, chi sarebbero oggi gli appartenenti a questa categoria?

 Battiato per un attimo fa mente locale e ci pensa. Poi scoppia a ridere: «Ma vuoi vedere che Brunetta che l’aveva con me?».