di Redazione
Giovani inesperti, volti noti e uomini d’ordine.
Passa da questa lista il “rinnovamento” democratico di Walter Veltroni. Che, lo aveva promesso, a ogni tappa del suo tour butta lì un nome che gli elettori si troveranno sulla scheda sotto il simbolo del Pd.
Ultimo, e sorprendente, l’ex prefetto di Roma, Achille Serra. Sorprendente sia perché conferma la “sarkosizzazione” (nata ai tempi del dramma Reggiani) del sindaco di Roma. Sia perché, aggiungendo il nome di Serra a liste già eterogenee, Veltroni – libero dai vincoli delle primarie – può continuare a sparigliare le carte. Anche nel suo stesso terreno.
Prima una massiccia campagna giovanilista, con l’obiettivo di presentare il Partito democratico secondo la filosofia del “voltare pagina”. E allora dentro neolaureate di “straordinaria esperienza” ma dai grandi sponsor, operai da mille euro al mese, giovani imprendiori dal cognome illustre (quelli che Montezemolo ha chiamato”i figli di”).
Tra quelle che non appartengono a questa categoria c’è la candidatura di Rudy Calvo, redattore del quotidiano Europa, 27 anni, sciclitano, laurea in scienze della comunicazione (nella foto, “Testimonianza di un week end che voleva essere romantico ed è stato rovinato invece da troppi pettegolezzi”, dal blog di Rudy http://scicli2008.ilcannocchiale.it/).
Oggi si terrà la riunione dei segretari regionali del partito con Franceschini per la selezione dei candidati dei territori. La chiusura delle liste potrebbe arrivare anche lunedì, con una settimana di anticipo sui tempi previsti.
Walter potrebbe essere costretto a cedere una parte delle candidature indisponibili per fare spazio ad alcuni prodiani e ai radicali, ma potrebbe anche costringere le correnti a sopportare l’onere della rinuncia a qualche candidato. In Sicilia Enzo Bianco e Peppe Lumia sono in bilico.
Mentre la candidatura di Rudy Calvo è nata a insaputa dello stesso. E’ il metodo Walter, dicono a piazza Sant’Anastasia. Il candidato ideale viene prescelto a sua insaputa.
E il seggio gli viene offerto anche a costo di farlo pagare ai nomi storici della politica italiana (di centrosinistra): da Ciriaco De Mita a Giuliano Amato; da Romano Prodi a Vincenzo Visco a Luciano Violante.
Poi la seconda infornata: personaggi di lustro, uomini di successo nel loro campo d’azione: l’oncologo Umberto Veronesi (che però dovrà convivere con gli ultrà cattolici come Binetti e Bobba); il professor Pietro Ichino (che tesse le lodi della Legge 30 ma dovrà coabitare con Paolo Nerozzi, segretario Cgil di Bologna, che il testo Biagi lo farebbe a pezzetti); l’anima della Comunità di Sant’Egidio (l’Onu di Trastevere): il pacifista Andrea Riccardi.
Che dovrà fronteggiare almeno i due uomini d’ordine dell’ennesima tornata veltroniana. E mica due qualunque: il primo è il prefetto Luigi De Sena, già vice capo della polizia, e scelto come capolista del Pd in Calabria per il Senato. Perché, dice il segretario, De Sena è “uno dei protagonisti della lotta contro la mafia e la criminalità”. Il secondo è un altro pezzo da novanta: il prefetto Achille Serra. “Con lui” spiega a Radio Anch’io l’ex sindaco “ho lavorato a Roma e ne ho una grande stima”.
Serra (classe ‘41) è infatti stato prefetto nella capitale negli stessi anni in cui Veltroni era sindaco e ora è “Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione nella Pubblica amministrazione” (e l’incarico di rimettere ordine nel sistema sanitario calabrese). Cioè la poltrona già posseduta da un altro prefetto cooptato dal centrosinistra: Bruno Ferrante, candidato sindaco a Milano e ora nel boarding di Impregilo. (nell’immagine sotto, una foto scattata da Rudy Calvo nel pullman di Veltroni)
Senonché Achille Serra una puntatina alla Camera l’aveva già fatta – dal ‘96 al ‘98 – nelle fila di Forza Italia. Trasformismo? Per Maurizio Gasparri, di An, anche qualcosa in più: “Si vede che l’età della pensione gioca brutti scherzi”. E aggiunge: “Da commissario anti-corruzione a parlamentare disposto a candidarsi una volta a destra una volta a sinistra per una poltrona ed arrotondare lo stipendio. Cosa non si farebbe per qualche euro in più”.
Ma Veltroni è irremovibile: “La candidatura di Serra risponde al nostro sforzo per un grande rinnovamento delle liste e del Parlamento”. Considerazioni condivise dallo stesso aspirante deputato: “Sono orgoglioso di questa candidatura perché penso che Veltroni possa essere veramente il nuovo”.
Ecco la parola d’ordine, che sta alla base del mosaico veltroniano. La prima vera missione del Pd è infatti apparire come un partito completamente nuovo. E con candidati che provengono dalla società civile e sono scelti, una volta messe da parte le consultazioni degli iscritti, con un criterio diverso: la volontà del segretario di conciliare gli opposti e non dispiacere a nessuno.
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