di Redazione
Modica – Duecentocinquanta allegati al fascicolo d’inchiesta sono stati consegnati nelle scorse ore dai carabinieri del Nor al Sostituto Procuratore della Repubblica di Modica, Maria Letizia Mocciaro, titolare dell’indagine sui cosiddetti “cani killer”, scattata a seguito dei fatti tragici avvenuti, in particolare, a Punta Pisciotto, territorio di Scicli, quando il piccolo Giuseppe Brafa fu sbranato da un branco di cani randagi, era il 15 marzo scorso, e due giorni dopo toccò ad una turista tedesca, ferita gravemente e sfregiata sempre dagli animali.
Il magistrato è fortemente concentrata nella lettura dei atti per addivenire ad una conclusione e stabilire, pertanto, come procedere. Nel fascicolo non solo documentazione cartacea ma anche video sui luoghi quelli di proprietà di Virgilio Giglio, l’uomo che viveva nella struttura “deputata” alla custodia dei cani che in precedenza gli erano stati affidati. Riguardo a quest’ultimo, arrestato la stessa sera della tragedia del ragazzino modicano e successivamente ammesso ai domiciliari, in questi giorni dovrebbe essere fissata l’udienza davanti alla Corte di Cassazione, chiesta dal suo difensore, l’avvocato Francesco Riccotti, dopo I ripetuti “no” ottenuti dal Gip di Modica e dal Tribunale per il Riesamente di Catania circa la remissione in libertà.
Un “no” arrivato, poi, anche dal Tribunale della Libertà di Ragusa ma stavolta in relazione al dissequestro dell’immobile di Punta Pisciotto. Il pubblico ministero, nonostante il rilevante lavoro che in Procura sussiste e riguardante tante altre indagini, trascorre molte ore sugli atti ricevuti dai carabinieri che si fermano al periodo pasquale.
Non si tratta, tanto per chiarire, di duecentocinquanta pagine di fascicolo ma di allegati che fanno ovviamente lievitare il già consistente fascicolo d’inchiesta nel quale oltre a Giglio risultano indagati anche due veterinari dell’Ausl 7 di Ragusa.
Saro Cannizzaro
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