Cultura
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29/11/2007 21:05

Casa d’Andrea a Caltagirone, un luogo dell’anima

di Redazione

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Affascinante e inestricabile, come i percorsi del bosco di Santo Pietro, dove l’innesto tra natura e cultura ha prodotto una misteriosa alchimia.

La storia del Turismo Rurale “Casa D’Andrea“, una struttura ricettiva con otto camere, ventidue posti letto, a dieci chilometri da Caltagirone, e a quattrocentocinquanta metri sul livello del mare, è nel cuore di quel paesaggio dove l’ingegno dell’uomo si è espresso in punta di matita, antropizzando i luoghi, interpretandone l’autenticità.

Casa D’Andrea è un luogo dell’anima, poco distante da quella falda d’argilla su cui è adagiata Caltagirone, ove i ceramisti sfornavano stoviglierie, coppi, pluviali, cantri, vasi e piastrelle che hanno reso nota la sua ceramica sino in epoca moderna.

Lambita dal torrente (scjumme) Ficuzza, e dal bosco di Santo Pietro, Casa d’Andrea è stata una residenza rurale con palmento e frantoio. Oggi è un buen retiro. Sembra ancora di sentire aleggiare, in questa valle degli orti, la nobile famiglia che dopo il terremoto del 1693, si trasferì a Vittoria, mantenendo una radice solida in questi luoghi.

Nel 1952, il cavaliere decise di vendere il terreno, già concesso in gabella, al padre dell’attuale proprietario, l’architetto Luigi Prezzavento, che oggi, grazie ai fondi dell’Unione Europea, ha ristrutturato gli immobili, e riconvertito le produzioni agricole, creando una struttura ricettiva che dialoga con la storia, in simbiosi con il bosco contiguo.

“La terra non è nostra –esordisce l’architetto Prezzavento, correggendo subito l’interlocutore-. E’ di tutti. Per questo non va sfruttata intensamente, perchè non vale l’atto di proprietà. Qualche tempo fa, nella timpa di sabbia ha fatto il proprio nido un gruccione, ma qui fanno la propria tana anche il riccio, l’istrice, ogni tanto fa capolino la volpe, e l’abanella, un rapace  autoctono, simile al falchetto, che sembra immobile nel suo planare nei cieli con l’apertura alare di un metro, per fiondarsi poi, verticale, sulla preda. In questo luogo il cui terreno è stato reso fertile  dalla tracimazione ciclica delle acque del torrente, i fabbricati narrano la storia della famiglia del cavaliere sin dal 1400. Sita a mezzacosta, in questo luogo dove l’influsso positivo del fiume e del bosco si contendono gli odori, “Casa D’Andrea” offre un’esperienza plurisensoriale all’ospite.

Pensata anche per accogliere persone con differenti abilità, la struttura ricettiva nasce a pochi chilometri da quella città demaniale che i regnanti, nei secoli scorsi, dalla dorata Palermo  davano in appalto. Il bosco di Santo Pietro forniva la materia prima, il miele, da contenere negli orci di ceramica, cotti con la legna stessa del bosco.

E nei dintorni della dimora del cavaliere è possibile imbattersi in produzioni di olive, “mazzarrunara” e “prunara”, conosciuta anche come tonda iblea, la biancolilla, il cui olio è appropriato per il consumo anche dei neonati per il suo grado di acidità pari a zero, ma anche in meloni, uva da tavola e da vino, il “Cerasuolo”.

Luigi Prezzavento ora ha impiantato anche 24 mila barbatelle per recuperare la produzione di Cerasuolo nel palmento che mantiene i tratti dell’archeologia industriale tipica di questi luoghi. Sedici ettari, un uliveto di trecento alberi, cereali, ortaggi, e poi acqua, tanta acqua, quella del fiume, che ha reso possibile il nascere e il perpetuare di tanta abbondanza. Luigi ha in programma la nascita di un maneggio, mentre la piscina, in un rapporto quasi amniotico col fiume, sta per essere completata in prossimità dello stesso.

Un’esperienza di relax, di pace dei sensi, con se stessi e con il mondo, dove è possibile godere l’alternarsi della stagioni, l’innesto tra calore e colori, al profumo della macchia mediterranea. E da Casa d’Andrea inerpicarsi lungo percorsi che è possibile fare a piedi, a cavallo, o in bici.

La cucina è rigorosamente bypartisan: ai piatti di carne, con i rustici della tradizione siciliana, è possibile alternare quelli di pesce fresco della vicina Scoglitti. E Casa d’Andrea si presta bene per banchetti e occasioni importanti, oltre che per un fine settimana all’insegna del telefonino spento.

A Casa d’Andrea la tradizione calatina rivive in ogni particolare, ma non in maniera oleografica e autocompiaciuta. “Occorre che la tradizione segni, marchi il nostro tempo”, spiega Luigi. E così i lampadari, le applique, sono in ceramica caltagironese, ma secondo un gusto aggiornato, che cita il passato, attualizzandolo. Restituendone una nuova interpretazione.

Bisogna essere un po’ poeti per vivere in questo posto, e non è un caso che una poetessa, la prima ospite di Casa d’Andrea, dalla Romagna abbia scritto con il titolo “Conoscenza sensazione”: 

     “Immediatamente

Semplicemente …

      arrubinati 

Una relazione

     tra colore e sapore

che parla allo “spirito” 

     In tutta la sua pienezza

un “Rosso”

di delizie morbide e robuste 

e un RUSTICO

abbozzato da Mariella e Luigi

capace di offrire

confortevole e distinto …

rifugio”.