Cultura
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09/05/2011 22:00

Cave iblee, scavare per sottrarsi

Una ricerca di Giuseppe Oceano e Laura Ranieri, presso l'Università di Catania

di Giuseppe Savà

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Foto aerea Cava Ispica
Foto aerea Cava Ispica

Ragusa – Scavare per sottrarsi alle intemperie; scavare per proteggersi dall’aggressione delle belve feroci, o peggio, dalle selvagge incursioni degli altri uomini: la costruzione ipogea (in generale), l’insediamento rupestre (nel dettaglio) rappresentano tutto ciò; e l’abitare in caverna è strettamente connesso alla natura dei luoghi; esso può realizzarsi solo in presenza di situazioni e morfologie appropriate: rocce compatte, pareti scoscese, gravine, forre.

Gli insediamenti iblei sono, per l’appunto, determinati da questa configurazione orografica: i fiumi generati dallo scioglimento dei ghiacciai del Miocene (c.ca 15 milioni di anni or sono), hanno determinato la costituzione di numerose valli torrentizie denominate Cave; in queste si sono venuti a determinare i primi insediamenti nel territorio ibleo: Pantalica; Akrai (Palazzolo Acreide), Cava d’Ispica, Modica, Vittoria (loc. Grotte alte) e, naturalmente, Scicli.

Questi abitati, utilizzati già dai Siculi sin dal sec. XIII A.C. (Pantalica), in taluni casi (Scicli) hanno assolto alla funzione di abitazione fino al sec XX (1954).

Lo scavare era una tecnica che si era evoluta nel tempo e seguiva delle precise esigenze: ciò che si sottraeva non poteva essere più sostituito, per cui le operazioni dovevano seguire un iter ben preciso; e detta evoluzione tecnica comportò non poche raffinatezze tecnologico-costruttive, anche nella determinazione degli spazi interni: oltre ai vani interni, realizzati in successione ed affacciati verso l’esterno, venivano modellati anche tutti gli elementi di “arredo” quali giacigli, panche, giare, opere di drenaggio, nonché magazzini, stalle, luoghi di lavoro.

Chiafura, primo insediamento abitativo di Scicli, è per l’appunto una di queste interessanti opere umane.

La struttura dell’insediamento trogloditico, risalente al I millennio D.C, ricavata dentro la cava generata dal torrente Modica Scicli, nasce presumibilmente dalla scelta strategica di occultare l’insediamento,e quindi preservare il villaggio da potenziali incursioni e saccheggi,senza negare l’opportuno controllo della linea di costa.

L’adattamento degli abitanti alla morfologia del terreno non comportò di certo pochi inconvenienti e disagi: esigui erano gli spazi a disposizione e limitati a strisce di terra fra le balze; l’opera di insediamento (che non immaginiamo certamente come fondazione unitaria, ma come espansione spontanea) comportò una progressiva opera di modellazione per ottimizzare l’utilizzo degli spazi a disposizione;i primi “alloggi vennero realizzati in corrispondenza di terrazzamenti; con l’incrementarsi della popolazione si procedette ad ampliare i pianori e a creare nuovi percorsi, con opere di scavo e modellazione, delimitando così nuovi luoghi di percorso o stazionamento.  In alcuni casi, come avviene per lo più nelle pendici settentrionali, i percorsi riuscivano a garantire appena lo spazio per le vie di accesso alle grotte,lasciando semmai. Negli insediamenti più periferici, i piccoli terrazzi diventavano invece veri e proprio orti (il raffo) destinati alla produzione.

L’abitazione in grotta ha costituito una delle pratiche più attestate a Scicli dal Medioevo fino alla metà del XX secolo; Le precarie condizioni igieniche, portarono al graduale abbandono delle grotte operato a partire dal XIX secolo fino agli anni ’50, per merito dell’applicazione della legge Romiti sull’edilizia impropria, promulgata nel 1954, la quale segnò la fine della sua millenaria esistenza.  Ancora oggi ben visibile Il quartiere di Chiafura occupa un vero e proprio teatro sulle pendici del colle di S.Matteo; esposto a Sud, offre un singolare rapporto tra abitato moderno e quartiere costituito da grotte, tra architettura scavata e architettura costruita.

 

 

Nella foto aerea di Luigi Nifosì, Cava Ispica