Disparità di trattamento
di Redazione

C’è un’Italia che scende in piazza per i calori da minorata pausa androgina del Premier, e che non s’indigna per il fallimento dell’intelligence che indaga sui casi di minori scomparsi e ritrovati morti.
Per intercettare le prostitute di Arcore sono stati impiegati mezzi e uomini per non so quanti milioni di euro di spesa pubblica. Per capire se una ragazzina è stata rapita, violentata, uccisa e tutto l’orrore che volete, non bastano 90 giorni di triste attesa. Poi, trovato il cadavere della bimba, si cincischia ancora sul DNA. Dell’orco, dell’ assassino, degli orchi o degli assassini, neanche l’ombra.
E tutto questo non ci fa indignare?
Tutto questo è ammissibile in un Paese che esporta tecnologia d’indagine avanzata in tutto il mondo, e che poi s’arrende dinanzi a una treccia cromosomatica inconfrontabile, l’indizio che non c’è!, sul corpo della piccola Yara?
Perché, per passare al setaccio i segreti fotografici delle puttane del Presidente, gli inquirenti non badano a spese, mettendo in campo tutto quello che il progresso tecnologico offre nel campo dell’investigazione ambientale, e per avere notizie certe e immediate di una bimba che sparisce sotto gli occhi di tutti devono trascorrere novanta giorni di calendario per poi trovarla morta ammazzata in un campo di grano?
Tutto questo non indigna gli Italiani?
Non ci sentiamo offesi dal fallimento di questa magistratura, che fa il pienone di prove giudiziarie, ascoltando di nascosto e con tutti i mezzi –possibili, impossibili e assurdi- gli amplessi del Cavaliere nelle notti di Arcore, mentre affida all’illusione, all’inganno, all’avverso caso o al destino probabile, la vita di una bimba che, come tante bimbe, si reca in palestra, una palestra come tante, frequentata da tanti, in un paese, piccolo, come tanti, per poi svanire nel nulla, come, purtroppo, tanti?
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