Cultura
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04/06/2026 20:33

Censis: funzione sociale dei musei riconosciuta solo dal 5% degli italiani

Il “museo che ti guarda”.

di Chiara Spadafora

Roma –  Il Censis, nell’ambito di una collaborazione triennale avviata con l’Accademia di San Luca e prevista fino al 2028, ha intrattenuto lo scorso giovedì (28.05.2026) a Palazzo Carpegna il sesto convegno di quest’anno, presentando una prima riflessione (comprensiva di studio statistico) sui luoghi della cultura.

La collaborazione tra questo piccolo istituto di ricerca attivo sul territorio da oltre sessant’anni e l’accademia, custode di un glorioso e secolare retaggio artistico è dovuta, ha rivelato il Direttore Claudio Strinati durante il suo saluto istituzionale, ad una perduta capacità d’interlocuzione della stessa, nonchè alla recente mutazione del suo status giuridico, da associazione privata ad ente del terzo settore. La costruzione del percorso intrapreso, ha spiegato il segretario Giorgio De Rita, sarebbe stata provocata da Maurizio Lupi, presidente della fondazione “Costruiamo il Futuro” e politico attento alla valorizzazione delle realtà che applicano il principio di sussidiarietà in ambito sociale, culturale ed economico.

L’onorevole ha rimarcato il ruolo della cultura nella coesione sociale ma sopratutto la capacità, dimostrata dalla dimensione provinciale, di valorizzarlo: negli scorsi 4 anni la Fondazione ha collaborato con Gallerie d’Italia ma anche con le forze armate e gallerie statali gestite attraverso il MIC, portando opere pittoriche originali dei grandi maestri in piccoli comuni della Brianza, attirando un numero di visitatori superiore agli abitanti del comune stesso, superando le 400 visite giornaliere e mobilitando quasi il 15% del territorio provinciale. Eppure, secondo le indagini del Censis, solo il 5% degli italiani considerati riconoscerebbe la missione comunitaria dei luoghi di cultura.

Nel presentare il rapporto, Nicoletta Diotallevi ha paragonato i luoghi della cultura allo specchio d’acqua del mito di Narciso (nel quale precipita il fruitore che in essi persegue le proprie aspirazioni) ma anche alle teche di vetro museali – che nel custodire l’opera d’arte, all’osservatore ripropongono il proprio riflesso.

L’allegoria mitica descrive i musei come luoghi “pericolosi” in cui il visitatore rischia di perdersi se con essi non riesce a stabilire un vero rapporto a rendere omaggio all’opera di Caravaggio che fu esposta in Brianza nel corso del progetto culturale apertosi con “La Madonna del Latte” di Oggiono e proseguito l’anno scorso con “Venere che benda Amore” di Tiziano.

Arginando la retorica del rapporto con sé stessi, De Rita ha parlato di un “museo che ti guarda” – interessante la scelta di un termine, d’origine germanica, il cui significato implica soprattutto preservazione e custodia – diversamente dal verbo latino “vedere”, più affine invece all’idea della conoscenza. Ed è proprio quella di conservare e proteggere il patrimonio che secondo l’indagine sviuppata dal Censis sarebbe ad oggi la funzione museale maggiormente riconosciuta (al 43%), sebbene in sede di convegno non sia stato specificato quali e quanti i cittadini effettivamente coinvolti nei sondaggi.

In che modo il “museo che ti guarda” si distingue da un possibile dispositivo di quel “potere nuovo” (cui si è fatto riferimento nell’enciclica “Magnifica Humanitas”) che nel profilare, prevedere e orientare i comportamenti, rischia di discriminare i più deboli? I musei possiedono gli strumenti per custodire il patrimonio vivo dei propri visitatori con la stessa cura con cui ne preserva il patrimonio storico e artistico?

Tra i relatori del rapporto la storica dell’arte Francesca Cappelletti, direttrice di Museo Borghese, il giornalista Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa e l’archeologa Federica Rinaldi, dallo scorso ottobre direttrice del Museo Nazionale Romano.

Ma a distinguersi per l’immediatezza della capacità comunicativa è stato proprio l’onorevole Lupi, il quale ha dichiarato, senza scendere ulteriormente nel dettaglio, che “l’Italia ha in sé la vera formula” per affrontare le sfide del nostro tempo rimettendo la dignità della persona al centro.